AI, alcune scuole bresciane già la integrano nella didattica

Quando si parla di Intelligenza artificiale, non tutte le scuole partono dallo stesso livello. C’è chi ha già iniziato a integrarla nella didattica, portandola in classe come materia di studio. È il caso della Scuola delle Arti e della Formazione Professionale Cfp Rodolfo Vantini di Rezzato, presente alla conferenza inaugurale del 25 febbraio all’auditorium Santa Giulia con la classe IV del corso operatore meccanico.
Materia di studio
«Per noi non è del tutto una novità», spiega il professor Stefano De Angelis, docente accompagnatore. «Abbiamo già introdotto un corso di Intelligenza artificiale e i ragazzi stanno iniziando a scoprirla anche in modo più strutturato. È una tecnologia nuova, certo, ma che fa già parte del loro percorso». L’incontro di Da Vinci 4.0 si inserisce quindi in un cammino già avviato, offrendo l’occasione di ampliare lo sguardo. «La giornata è andata bene», continua il professore. «L’obiettivo è far capire che l’intelligenza artificiale può essere uno strumento. Non un vincolo, ma qualcosa di utile nella vita quotidiana e in quella lavorativa».
L’utilizzo
Per gli studenti, questo si traduce in un utilizzo già concreto. Tra i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al primo incontro c’è per esempio Abdullah, della classe IV, che racconta del suo rapporto diretto e quotidiano con queste tecnologie: «La utilizzo sia per fare i compiti sia per informarmi. Uso ChatGpt, Grok e Nim AI», dice, aprendo il discorso ai numerosi e vari strumenti che l’AI generativa oggi offre, a seconda della piattaforma che si decide di usare.
Accanto a ChatGpt, infatti, esistono strumenti forse meno noti ma altrettanto utili, come per esempio Grok, il chatbot sviluppato da xAI, e Nim AI, utilizzato anche per generare contenuti video, ampliano le possibilità di utilizzo dell’Intelligenza artificiale, offrendo modalità diverse di ricerca, scrittura e produzione creativa. Un’abitudine diffusa, quindi, ma non priva di consapevolezza dei limiti.
«A volte può diventare una scorciatoia», ammette Abdullah, «però allo stesso tempo aiuta ad apprendere. E quando discutiamo tra compagni su un argomento, usiamo l’AI anche per verificare chi ha ragione». Ed è proprio in questo equilibrio che si gioca la sfida: tra immediatezza d’uso e necessità di comprendere come e quando utilizzare questi strumenti.
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