«L’albero genealogico di ChatGPT: un percorso dagli anni ’40 a oggi»

C’era una volta l’intelligenza artificiale. È questo il titolo – e l’incipit narrativo – dell’affascinante viaggio in cui Massimo Temporelli, fisico e divulgatore scientifico fondatore di The FabLab, ha accompagnato studenti e docenti durante l’incontro inaugurale della settima edizione di Da Vinci 4.0. Con un espediente letterario classico, Temporelli immagina di aver ritrovato un album fotografico di famiglia, redatto dalla stessa AI per ripercorrere le proprie origini. Perché, come sottolinea, «ChatGPT è il risultato di un lungo cammino dagli anni ’40 ad oggi» e non di certo un’apparizione improvvisa. Piuttosto l’ultimo capitolo di una genealogia complessa, partita molto prima di quanto si immagini.
I nonni
Il fantomatico album, infatti, si apre, come da tradizione, presentando i «nonni» dell’AI: il burbero Charles Babbage e la sofisticata Ada Lovelace. Il posto nell’albero genealogico è meritato: nel XIX secolo Babbage progettò la Macchina analitica, concepita come un calcolatore programmabile, un’idea pionieristica che avrebbe posto le basi della moderna informatica. Accanto a lui, Ada Lovelace - figlia nientedimeno che di Lord Byron - scrisse quello che è oggi considerato il primo algoritmo della storia, intuendo che una macchina avrebbe potuto manipolare simboli, musica, linguaggi. Una perspicacia visionaria che anticipa la creatività computazionale di oggi e che la rese, di fatto, la prima programmatrice della storia. Seguono poi i ritratti dei «genitori»: papà Alan Turing, teorico della computazione che, per primo, nel 1950 si chiese se le macchine potessero pensare, introducendo il celebre «Turing test» come criterio per valutare l’Intelligenza artificiale. Accanto a lui, papà John von Neumann, che con il suo lavoro definì l’architettura dei computer moderni, sviluppando il modello che ancora oggi regge l’elaborazione digitale.

L’adolescenza
Ogni crescita, però, conosce momenti di buio e frattura. L’adolescenza dell’AI è segnata dalle critiche di Marvin Minsky e Seymour Papert che, nel libro «Perceptrons» (1969), evidenziarono i limiti matematici delle prime reti neurali. Inizia così il cosiddetto «AI winter», un periodo di scetticismo in cui l’AI venne bullizzata e relegata ai margini della ricerca.
Il riscatto però arriva con quello che viene definito ironicamente da Temporelli lo «zio matto»: Geoffrey Hinton, lo scienziato che per anni ha continuato a credere nelle reti neurali, contribuendo allo sviluppo del deep learning, l’insieme di tecniche che oggi permette alle macchine di apprendere dai dati e riconoscere schemi complessi. Nel 2024 Hinton ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica insieme a John Hopfield per le scoperte che hanno reso possibile l’apprendimento automatico con reti neurali artificiali e non a caso è spesso definito il «padrino dell’AI».
Le tappe fondamentali
Infine, Temporelli scandisce la narrazione attraverso i grandi milestone culturali dell’AI. Nel 1997 l’Intelligenza artificiale Deep Blue sconfigge Garry Kasparov, campione del mondo di scacchi Nel 2016 è invece il momento di AlphaGo di battere Lee Sedol, maestro di Go, antichissimo gioco cinese considerato molto più complesso degli scacchi, con un numero di possibili configurazioni che supera di gran lunga quello delle particelle dell’universo osservabile.
Ecco che ChatGPT smette di apparire come un punto di partenza e diventa l’ultima tappa, finora, di un percorso lungo decenni, fatto di intuizioni visionarie, battute d’arresto, crisi e ripartenze. Una storia umana prima che tecnologica, costruita da generazioni di scienziati, matematici e innovatori. E, davanti a studenti e docenti, resta una domanda: quali saranno le prossime fotografie di questo album ancora aperto?
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