Rissa tra Brad Pitt e Tom Cruise? No, è l’AI che preoccupa Hollywood

Forse l’avete visto scorrendo sui social: Brad Pitt e Tom Cruise che si affrontano a colpi di pugni tra le macerie di un tetto, con tanto di riferimenti all’omicidio di Jeffrey Epstein da parte della star di «Top Gun» e «Mission: Impossible». La resa visiva è sorprendentemente «cinematografica», ma non stupirà scoprire che non è una scena girata davvero, ma un video generato dall’intelligenza artificiale.
Il dibattito
Quello che invece sta facendo discutere è il salto di qualità che quel filmato rappresenta: non più esperimenti goffi o facilmente riconoscibili, ma clip capaci di imitare ritmo, volti e linguaggio del cinema con un realismo che, nel giro di poche ore, ha messo in subbuglio Hollywood. Il responsabile è Seedance 2.0, nuovo modello di generazione video lanciato questa settimana da ByteDance, colosso cinese proprietario di TikTok.
Nei giorni del dibattito su come l’AI stia cambiando il lavoro creativo, Seedance 2.0 è diventato virale proprio perché molti utenti lo stanno usando per ottenere risultati che sembrano «rigurgitare» materiale protetto da copyright, rielaborando con estrema precisione immaginari, personaggi e perfino la somiglianza di attori notissimi.
Seedance 2.0 viene descritto come un sistema in grado di creare video partendo non solo da brevi istruzioni testuali (i prompt), ma anche da immagini, clip e audio: una sorta di «regista digitale» che combina più riferimenti per generare una scena coerente. È questo, almeno sulla carta, l’elemento di discontinuità rispetto a molti strumenti precedenti, spesso limitati a pochi secondi e a movimenti poco credibili.
E infatti, tra i contenuti attribuiti al modello, stanno circolando esempi molto riconoscibili: oltre al deepfake «Cruise vs Pitt», circolano video che richiamano «Avengers: Endgame», Optimus Prime contro Godzilla, fino a una scena in stile «Friends» in cui Rachel e Joey sono sostituiti da lontre. Reuters segnala che in Cina gli hashtag legati a Seedance avrebbero macinato decine di milioni di visualizzazioni su Weibo, citando anche un video in cui Kim Kardashian e Kanye West cantano in mandarino. ByteDance non avrebbe risposto immediatamente alle richieste di commento; in un post di presentazione del modello l’azienda ha dichiarato di averlo testato con «esperti dell’industria film e tv».
Il punto, però, è diventato subito politico e legale. La Motion Picture Association – la principale associazione di categoria degli studios – ha attaccato frontalmente la piattaforma, sostenendo che «in un solo giorno, il servizio di AI cinese Seedance 2.0 ha effettuato un uso non autorizzato di opere protette da copyright statunitense su scala enorme» e accusando ByteDance di aver lanciato il modello «senza significative salvaguardie contro la violazione», arrivando a chiedere che «ByteDance dovrebbe cessare immediatamente la sua attività illecita». Parole pesanti, che fotografano la preoccupazione di un settore già in allarme da mesi per l’impatto dell’intelligenza artificiale su ruoli e mestieri, dai set alla scrittura.
Le reazioni
Le reazioni, come spesso accade, sono divise anche tra chi lavora nelle storie. Rhett Reese, co-sceneggiatore di «Deadpool & Wolverine», si è detto «terrorizzato» dall’idea che l’AI stia invadendo le imprese creative, sottolineando in modo molto personale il rischio occupazionale: «Non sono affatto entusiasta che l’AI si intrometta negli sforzi creativi. Al contrario, sono terrorizzato. Così tante persone che amo stanno affrontando la perdita di carriere che amano. Io stesso sono a rischio».
E ancora: «La mia visione pessimista è che Hollywood sta per essere rivoluzionata/decimata… Ma sono scosso». Di segno diverso il commento di Heather Anne Campbell, autrice di «Rick & Morty», che ha ridimensionato l’ansia notando come, davanti a strumenti potentissimi, molti finiscano per produrre soprattutto «fanfiction»: «Tutte queste persone che hanno accesso ai più recenti motori di visualizzazione AI, come Seedance… e stanno tirando fuori fanfiction… Sembra che sia difficile fare qualcosa di nuovo anche quando hai il budget infinito per fare tv, film o animazione realistici. Quasi come se le idee originali fossero la parte più difficile».
I hate to say it. It’s likely over for us. https://t.co/248PmWnEgr
— Rhett Reese (@RhettReese) February 11, 2026
Questa discussione si innesta su un clima già surriscaldato: non riguarda solo i blockbuster “ricreati” online, ma anche l’idea che figure sintetiche possano entrare nell’ecosistema dell’industria. Negli ultimi mesi, per esempio, si è parlato del caso di Tilly Norwood, «attrice» generata con l’AI che ha scatenato polemiche e timori nel mondo dello spettacolo.
In altre parole, Seedance 2.0 non arriva in un vuoto: accelera una tensione già evidente tra tecnologia e diritto d’autore, tra fascinazione per l’innovazione e paura di un’onda capace di spostare potere e lavoro. E se i video virali continueranno a crescere, la prossima battaglia non sarà soltanto su cosa l’AI «sa fare», ma su quali regole – e quali tutele – verranno imposte a chi la mette nelle mani di milioni di persone. L’AI Act varato dall’UE solo un anno fa, di questo passo, rischia già di diventare obsoleto.
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