Wladimir Zaleski: «Tra i tappeti del Mita cerco suoni nuovi per Brescia»

Il presidente del Museo internazionale del tappeto antico dal 2023 organizza concerti e performance audaci e ammalianti tra i tessuti: «Mi sono immaginato che tra i fili dei tappeti siano rimasti i canti e le voci delle persone che li hanno intessuti»
Sara Polotti

Sara Polotti

Giornalista

Il presidente del Mita, Wladimir Zaleski - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Il presidente del Mita, Wladimir Zaleski - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Quando gestiva la programmazione musicale di un piccolo caffè di un teatro in Valcamonica, gli amici gli suggerivano di portare le cover band di Vasco e Ligabue. «Dissi di no. Avevo già le mie idee». Musica più sperimentale, particolare, meno inflazionata. «Quei concerti del giovedì ebbero un inaspettato successo». Fu così che Wladimir Zaleski, figlio di Romain e della compianta Hélène De Prittwitz, decise di portare anche al Mita di Brescia la musica sperimentale. Stavolta legandola a concetti geografici e culturali lontani: il Mita, infatti, è il Museo internazionale del tappeto antico. In via privata De Vitalis, conserva al suo interno l’immensa collezione Zaleski, iniziata da suo padre, e, come evocano le trame dei tessuti, le voci e gli strumenti trovano qui un palcoscenico ideale nel quale mostrare intrecci e somiglianze, culture e suoni.

Wladimir, lei sin dall’apertura del Mita nel 2023 ha iniziato a proporre concerti e incontri al Mita. Qual era l’idea iniziale?

Quando Mita ha aperto mi è tornata in mente quell’esperienza camuna. Vedendo l’edificio, anche grazie al lighting artist Lorenzo Taverna ci siamo resi conto che ci permetteva di sperimentare con luci e video. La struttura interna modulare che usiamo per fotografare i tappeti in alta definizione che ci torna utile per delle situazioni più legate allo spettacolo dal vivo. Ho dunque voluto replicare quell’esperienza, proponendo spettacoli più audaci, anche per la prerogativa del luogo. Essendo questo un museo con tante attività, non posso organizzare uno spettacolo alla settimana, ma uno al mese sì. E così da ottobre a maggio per un giovedì al mese c’è Voices Hybritude.

Qual è l’essenza musicale pensata nello specifico per essere ascoltata tra i tappeti, dunque?

Per me ogni luogo ha rappresentazioni più o meno adatte. Per esempio: a Breno non facevo jazz sperimentale londinese, perché in Valcamonica non avrebbe senso. Qui c’è una collezione di 1.300 tappeti di tutto il mondo, dal 1500 a oggi. Mi è sembrato naturale cercare ibridazioni tra generi e provenienze e tra antico e contemporaneo. Questi tappeti sono stati creati da persone lontanissime, di culture ed epoche diverse, spesso donne, peraltro. Mi sono immaginato che nell’aria ci fossero dei canti e che nella trama dei fili siano rimaste le loro voci. Da qui voci e generi diversi, concerti in cui la voce umana è predominante e le voci di strumenti antichi o ipercontemporanei, dal sitar all’elettronica, si mischiano. Proponiamo cose che non si siano sentite a Brescia, o che non si siano sentite da tanto tempo. E nel caso di artiste e artisti bresciani, proponiamo cose nuove e li facciamo interagire con altri: artisti belgi, tunisini, persiani…

Un concerto al Mita
Un concerto al Mita

Queste ibridazioni a che tipo di pubblico piacciono? Chi viene ai concerti, dal 2023 a questa parte?

La musica flirta tra tradizione e sperimentazione e il pubblico idem. Non ci si aspetta che persone assistano ai concerti: c’è sia gente di una certa età che giovanissimi che amano il rock sperimentale. L’ibridazione del pubblico nasce dalla natura del centro: arrivano sia le persone che frequentano il museo, le mostre e le visite guidate (quelle che solitamente cercano la classicità, ma che qui trovano qualcosa di nuovo), sia quelle che assistono ai concerti di musica contemporanea. Si appassionano tutti a qualcosa di nuovo. Ci piacerebbe che ci fossero ancora più giovani. Piano piano ci riusciremo.

La stagione 2026-2027 come sarà?

Il primo concerto del 14 ottobre è interessante: un artista spagnolo che lavora con radioline FM. Invita il pubblico a portarle, le collega e diffonde il concerto in questa maniera particolarissima, non dalle casse. A febbraio tornerà invece un protagonista del rock sperimentale europeo, con un progetto senegalese, un concerto tra rock, tribalismo e stregoneria. Una mescolanza di cultura underground europea e ritmi africani. E poi ci sarà un artista sloveno che propone folk dell’Est europeo. A gennaio ci sarà anche Alessandro Bosetti, compositore che lavora sulla voce, con uno spettacolo che usa registrazioni di voci del passato, mettendole in circolo e lavorando con il pubblico. Uno spettacolo-concerto che vale la pena vedere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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