Una calda Metropolis di misteri e passione

C'è una Sardegna diversa da quella patinata del turismo a svariate stelle o da quella, aspra e rurale, dell'entroterra. Che è come affermare - e si rischia di rasentare l'ovvio - che c'è molto di più, a volersi lasciare alle spalle le immagini da cartolina e le brutture da terra di confine, aspra e desolata. Flavio Soriga ambienta «Metropolis» in una Cagliari vispa e brulicante di umanità, vita, contraddizioni. Una città pervasa da un'essenza che inebria e confonde, come certi vini generosi che questa terra immersa nel mare produce da sempre. Tra questi sentori robusti e terragni si muove il capitano dei carabinieri Martino Crissanti, ancora una volta figura di tutore dell'ordine fuori dagli schemi, che si va ad aggiungere ad una platea di personaggi letterari che, quantomeno in Italia, risulta sempre più affollata. E, del resto, come ci si potrebbe mai appassionare a bigi burocrati sempre rispettosi della prassi o a normali mestieranti della giustizia? Anzi, della legge. Serve sempre quel quid, quel guizzo di originalità che solletichi la fantasia del lettore, riempiendola di input sufficientemente sapidi.

Torniamo però al nostro nuovo amico, infatuato del calore estivo e portatore sano di «vespamania». La sua routine è spezzata da un delitto eccellente, quello di Giulia Hernandez di San Raimondo, ritrovata morta all'interno della cabina del lido Kalaris.
Delitto+Cagliari-bene uguale: grane a volontà. Fortunatamente, Soriga riesce a bypassare questo clichè, mettendo in pista indagini poco ortodosse, appiccicate come colla ad una vita, quella della donna assassinata, con troppi spigoli e dubbi per essere compresa. Per cui, inutile cercare intuizioni poliziesche da giallo tradizionale. «Metropolis» è una Cagliari servita fredda, agitata e non mescolata. Nella quale Crissanti svela torbide storie famigliari, magari con qualche scivolone retorico (la dicotomia tra il papà della vittima, arrogante e tronfio, e la madre, vittima assente di un nucleo di affetti disgregato), con un finale «passionale», ma non come ci si aspetterebbe.

A condire l'azione Soriga inserisce anche una sorta di micro-romanzo dedicato a Nicola Pisano, spacciatore in corsa per una seconda chance, e altre piccole vicende. E un amore, Anna Sofia, musa ispiratrice di Crissanti. Romantica come un quadro di Hayez, che imprigiona il cuore del capitano nella morsa di un'amore cortese, eppure carnale. Appena scottato dall'irresistibile tramonto sul mare di Cagliari.
Rosario Rampulla

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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