Un diario fatto di immagini e parole per ripercorrere quelli che sono stati i primi anni di un grande e poliedrico artista della comunicazione.
Con il Giornale di Brescia da oggi è possibile acquistare «Daiquiri 2.0», a 9.90 euro più il prezzo del quotidiano, ricca selezione di immagini e appunti del bresciano Gian Butturini (1935-2006).
Alla fine degli anni Ottanta, Butturini pubblicò «Daiquiri storie di viaggi e di fotografia», il diario dei suoi primi reportage: ora l’associazione a lui dedicata ripropone ampi brani di quegli appunti e una ricca selezione di immagini. Materiale che copre alcuni dei luoghi più interessanti e alcune delle epoche più importanti della storia: si parte quindi dalle migliori fotografie di Londra del ’69 scelte da Martin Parr, promotore e curatore delle mostra «Strange and Familiar, Britain as Revealed by International Photographers» esposta alla Barbican Art Gallery della capitale inglese e a Manchester.
Proprio a Londra, cuore pulsante delle nuove tendenze europee, Butturini si trasformò in fotografo dopo gli anni trascorsi da affermato graphic designer. In Inghilterra per l’allestimento fieristico dello stand di un’azienda americana da lui ideato, fu rapito dai fermenti e dalle suggestioni, pervaso dagli eventi e dal clima che si respirava per le strade e nei pub. Gli scatti ritraggono quotidianità valorizzate dall’estro e dalla grafica sapiente, il tutto riversato nelle pagine del libro.
Da artista della comunicazione, tenace e poliedrico innovatore, utilizzava strumenti diversi che riteneva di volta in volta adatti alla ricerca. Ecco quindi i contro fumetti di denuncia e gli strappi underground, i poster stampati in larga tiratura per rendere in grande formato foto suggestive, la assoluta varietà dei tantissimi libri (dalla Cuba di Fidel all’estetica di Praga, dal Fronte Polisario a Pietra su Pietra dei marmi di Botticino), l’esteso impegno profuso nella regia di documentari (dalla strage alla stazione di Bologna all’intervista a Mastroianni) e film a soggetto. In comune la voglia di essere in campo, schierandosi con nettezza dalla parte ritenuta giusta, per raccontare vicende umane, storie di lotte, documentando ambiti e situazioni particolari.



