Cultura

«Trump critica l’idea di democrazia europea ispirata da Paolo VI»

Nicola Rocchi
Marc Lazar, professore emerito di storia e sociologia politica all’università Sciences Po di Parigi, affronterà il tema oggi alla sessione di chiusura del XVI Colloquio internazionale di studio dell’Istituto Paolo VI di Concesio
San papa Paolo VI - © www.giornaledibrescia.it
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Le democrazie in Europa hanno conosciuto durante il ’900 diversi momenti di crisi, dall’affermazione delle dittature negli anni ’30 alle contestazioni e tensioni degli anni ’60 e ’70. Ora si presentano sfide nuove e diverse, ma altrettanto decisive: ne parla stamattina Marc Lazar, nella sessione di chiusura del XVI Colloquio internazionale di studio dell’Istituto Paolo VI di Concesio, dedicato a «La questione della democrazia e la visione di Paolo VI».

È una voce autorevole, quella dello studioso francese, professore emerito di storia e sociologia politica all’università Sciences Po di Parigi. L’abbiamo intervistato.

Professor Lazar, quali sono le sfide attuali per le democrazie europee?

«Sono sfide sia esterne che interne ad esse. Anzitutto quella di Cina e Russia, che si presentano come Paesi democratici ma fanno una critica durissima all’Europa. La seconda viene dall’islamismo, che rifiuta l’evoluzione delle nostre società e ha, in una sua parte minoritaria, attivisti che possono compiere azioni violente. C’è poi la critica degli ex Paesi colonizzati, condivisa anche in ambienti europei, contro le violenze delle ex potenze coloniali. L’ultima sfida viene dall’America di Trump: una critica durissima contro la concezione europea della democrazia, quella stessa concezione che aveva Paolo VI. Io uso una parola forte: forse assistiamo a una sorta di scisma tra la nostra idea di democrazia e quella proveniente dall’America, che trova sostenitori in Europa».

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Marc Lazar: «Dialogo per ricostruire la fiducia nelle nostre democrazie»

In un libro di qualche anno fa, lei ha parlato di «popolocrazia»…

«Direi che oggi stiamo forse passando dalla popolocrazia alla democrazia illiberale. Il caso italiano, da questo punto di vista, è importante perché credo che non ci sia una democrazia illiberale in Italia. Vediamo la capacità di metabolismo presente nella vostra democrazia, che voi spesso criticate. Dopo la vittoria di Meloni c’è stata paura in molte capitali europee, ma mi colpisce la capacità dimostrata di assorbimento, di acculturazione alla democrazia liberale rappresentativa. Non so come andrà in futuro, ma per ora in Italia questa forma di democrazia funziona ancora».

Marc Lazar - © www.giornaledibrescia.it
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La democrazia, quindi, ha ancora una forza capace di contenere o modificare certe pulsioni autoritarie?

«Credo che questa sia veramente la sfida dei prossimi anni. Noto che i partiti populisti, ma anche quelli russo e cinese, si dicono tutti democratici, mentre negli anni ’30 Mussolini e Hitler o i comunisti dell’epoca trovavano orribile la democrazia. Oggi c’è una metabolizzazione, almeno retorica. Ma il grande problema è come rinnovare la democrazia. Nell’opinione pubblica registriamo, da un lato, la richiesta di più autorità, di un leader forte; dall’altra parte, la richiesta di più partecipazione. I nostri leader hanno la responsabilità di rinnovare le forme della democrazia rappresentativa; se non ce la faranno, potrebbero aprire una via più ampia alla democrazia illiberale».

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Marc Lazar: «La democrazia è in crisi»

Tutte queste pressioni rischiano di disgregare l’Unione europea?

«Le indagini sugli europei ci dicono che sono molto critici su un’Europa burocratica e troppo poco democratica. Nello stesso tempo, mai come in questo contesto c’è un rigetto ampio di personaggi come Trump e Putin, e la richiesta di più protezione proprio a livello europeo. C’è la critica, ma anche la ricerca di un’Europa diversa. Se i nostri dirigenti saranno incapaci di rispondere a questa richiesta, sicuramente l’Europa potrebbe crollare».

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Marc Lazar: «Due concezioni della democrazia a confronto»

Le classi dirigenti avranno questa capacità?

«Me l’auguro, ma devo dire che sono un po’ scettico. Vedo che il presidente Mattarella ha evocato il 1914 e io condivido la sua angoscia: siamo in un momento nel quale, se l’Europa non si riprende, potrebbe andare incontro al suo scioglimento».

Lei ha detto che «rifondare i valori umanistici di solidarietà e fraternità» è una «esigenza imprescindibile» per le democrazie europee. Sono valori in sintonia con la visione di Paolo VI…

«È vero. Penso che vanno ritrovati i valori profondi dell’umanesimo e della solidarietà, perché vediamo una tentazione di forte ripiegamento e rigetto dell’altro. L’esempio più emblematico è l’immigrazione: c’è un rigetto degli immigrati in tutta Europa, ma nello stesso tempo tutti gli imprenditori chiedono di avere più immigrati. Vediamo una tensione forte tra il principio di realtà e una sensibilità che si può capire, perché il cambiamento colpisce la gente. Bisogna allora ripensare il quadro umanistico, in un mondo tentato dall’odio. Abbiamo parlato di crisi delle democrazie, ma il mio pessimismo è in aumento: credo che ci sia anche una crisi culturale, di civiltà».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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