Montini e la Chiesa davanti alle sfide dei regimi democratici

«Se guardiamo a molti Paesi del mondo di oggi, la democrazia non è necessariamente una soluzione perfetta per tutto». Queste parole pronunciate recentemente dal papa Leone XIV in un’intervista giornalistica hanno stupito molti. Ci si è chiesti infatti se la chiesa non stesse compiendo un passo indietro rispetto alla meta raggiunta faticosamente, attraverso un confronto spesso aspro con la modernità.
In realtà, il discorso di Leone XIV non si riferiva al sistema democratico in quanto tale e alla sua efficacia nell’organizzazione della società, ma si collocava in un contesto preciso. La domanda alla quale il Papa intendeva dare risposta è quella implicita in molte proposte che, in nome della sinodalità, invocano la democratizzazione della chiesa come soluzione di tutti i problemi che la affliggono. Leone XIV invita perciò a riflettere se la democrazia abbia davvero questa efficacia quasi taumaturgica per curare i mali della chiesa, come alcuni sembrano ritenere.
Forma democratica
Altro discorso è quello relativo alla democrazia come forma di governo e come strumento che intende permettere la partecipazione del maggior numero di soggetti alle decisioni nella comunità civile. Dobbiamo ammettere che il cammino che ha portato la Chiesa cattolica ad accettare la democrazia è stato in molti passaggi dell’epoca moderna difficile. Ma ha portato non solo ad accettare come inevitabile l’evoluzione in senso democratico della società, bensì anche a riconoscervi alcuni valori originariamente cristiani. Non a caso, papa Leone XIV indica nelle scandalose disuguaglianze che attraversano la società di oggi la prova che una democrazia ridotta a pura forma si è rivelata incapace di essere all’altezza della promessa di uguaglianza fra gli esseri umani che portava in sé e la sfida ad essere all’altezza di questa ambizione.
La chiesa cattolica contemporanea, quando segnala i limiti della democrazia, non intende certo arretrare rispetto a quanto ha affermato con decisione il Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes: «È pienamente conforme alla natura umana – sottolinea il testo conciliare – che si trovino strutture giuridico-politiche che sempre meglio offrano a tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare liberamente e attivamente sia alla elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità politica, sia al governo degli affari pubblici, sia alla determinazione del campo d’azione e dei limiti dei differenti organismi, sia alla elezione dei governanti» (n. 75).

Appuntamento
Su un aspetto di questa problematica si soffermerà dal 26 al 28 settembre il XVI Colloquio dell’Istituto Paolo VI, che vedrà riuniti a Concesio studiosi di numerosi paesi d’Europa, e che sarà dedicato nell’edizione del 2025 al tema: La questione della democrazia. La visione di Paolo VI. Come molti dei Colloqui tenuti in precedenza, anche quello che si svolgerà nei prossimi giorni intende studiare alcuni aspetti dell’insegnamento e dell’opera di Giovanni Battista Montini – Paolo VI, per mettere in luce il suo contributo alla vita della chiesa e al cammino dell’umanità nel corso del Novecento.

L’indagine del tema comincerà con una esposizione degli elementi che Montini ha acquisito in famiglia e nel contesto bresciano e che ora sono documentati in modo preciso e dettagliato nel Carteggio in corso di edizione. Seguirà poi una illustrazione dell’attività educativa con i giovani universitari della FUCI, che si configura per molti aspetti come un atto di resistenza culturale alla pretesa ideologica del fascismo. Nel periodo seguito alla Seconda guerra mondiale, Montini nella sua funzione di Sostituto della Segreteria di Stato ha accompagnato da vicino la giovane democrazia italiana che doveva essere ricostruita e aveva bisogno di una nuova classe politica.
Successivamente, negli anni ’60 e ’70 del Novecento, il pontificato di Paolo VI è stato caratterizzato da uno sforzo della Santa Sede e della sua diplomazia di assicurare una transizione pacifica dai regimi totalitari alla democrazia e, infine, dalla questione ineludibile per il pensiero cristiano della conciliazione tra l’assolutezza delle convinzioni religiose e il rispetto della pluralità delle opinioni, tra verità e consenso.
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