Valorizzare le fragilità attraverso l’arte. È l’obiettivo della Scuola Elementare del Teatro APS di Napoli. Lavorare sul senso dell’identità e sulla centralità della persona a partire dalla storie dei ragazzi e delle ragazze affetti da sindrome di Down, autismo, Williams o Asperger, parte del gruppo di lavoro. La compagnia inclusiva, a coronamento di un lungo lavoro progettuale porta in scena sabato alle 20.45 al Teatro Odeon di Lumezzane, «Pinocchio. Che cos’è una persona?», diretto da Davide Iodice, produzione Interno 5 e Teatro di Napoli-Teatro Nazionale, Premio Speciale Ubu 2024.
«Un vero e proprio manifesto per e sulla disabilità» sul quale Iodice ha sentito di dover lavorare, forte della convinzione che «il concetto di normalità è molto malinteso e pericoloso». «Ai ragazzi – racconta il regista – spiego che la "normalità" è il diritto ad avere momenti di felicità, di espressione, di condivisione».
Iodice, è nata con questo intento l’idea di formare una compagnia a partire dall’esperienza della vostra scuola?
Per dieci anni ho tenuto separata la pedagogia dalla spettacolarizzazione. La costruzione di uno spettacolo è qualcosa di stressante, a differenza del laboratorio che è un luogo trasformativo, di emancipazione. Prima di «Pinocchio», i nostri ragazzi e le nostre ragazze con disabilità diverse, sia fisiche sia intellettive, hanno quindi avuto uno spazio, un tempo dedicato. Alle fine ci siamo ritrovati con tanti allievi storici che nel tempo sono cresciuti con noi, da qui l’idea della compagnia. Sul palco non ci sono solo gli allievi, ma anche i genitori, i tutor. È una sorta di danza sentimentale, sono tutti in relazione, a partire da questa grande metafora della differenza con la sua natura salvifica. È tutto racchiuso in una scena: quando Pinocchio ritrova il padre nella pancia della balena.
Cosa succede in quel momento?
Geppetto dice che tra un po’ la candela si spegnerà e Pinocchio chiede: «E dopo?». Geppetto riesce a trovare solo risposte pessimistiche: dopo ci sarà il buio, dopo saremo perduti... Invece Pinocchio, con la sua natura di pezzo di legno, spinge il padre fuori dalla balena e, poiché galleggia, lo salva. È Pinocchio, quindi, a offrire uno sguardo positivo sul futuro. Ecco, la differenza di ciascuno è un modo per salvarci, anche dal conformismo della normalità. Pinocchio si ribella all’essere normale. In questo senso il burattino incarna una doppia natura, che è anche la natura dei nostri ragazzi, una forza incontrovertibile che non deve essere in nessun modo normalizzata, anzi va protetta, sollecitata, e il teatro può diventare un grande mezzo di emancipazione da questo punto di vista.
Perché il titolo: «Pinocchio. Che cosa è una persona?»
È una delle domande che la nostra classe rivolge al maestro. Ci sono tanti Pinocchio che chiedono cos’è la vita, cos’è il dolore, e a un certo punto uno di loro chiede cos’è una persona. Una persona è un problema irrisolvibile, cioè un mistero, risponde il maestro. Il titolo nasce da questo, dal voler definire una persona secondo canoni di normalità. Una persona è quello che è nella sua totalità. Spesso pensiamo che in un ragazzo affetto da autismo ci sia, imprigionato, un ragazzo normale. È esattamente la parabola di Pinocchio: pensare di estrarre un ragazzo normale da un burattino. È un atto violento, impossibile.



