Stato di agitazione anche al Teatro Grande di Brescia dopo la rottura del tavolo nazionale per il rinnovo del Contratto collettivo delle maestranze dello spettacolo, scaduto da cinque anni. Ad annunciarlo sono artisti, tecnici, organizzatori e impiegati del teatro bresciano.
Al centro della protesta c’è la proposta economica avanzata dalle controparti, giudicata «irricevibile» dai lavoratori perché non in grado di coprire nemmeno metà dell’inflazione maturata negli ultimi anni. «Accettare queste condizioni significherebbe avallare un impoverimento strutturale dei lavoratori», si legge nel comunicato diffuso dalla Rsu del Teatro Grande.
Le maestranze denunciano il paradosso di un settore celebrato come eccellenza culturale nazionale ma incapace, secondo i sindacati, di garantire stipendi adeguati e tutele sufficienti. Nel mirino finiscono anche i finanziamenti pubblici alla cultura, definiti «cronicamente insufficienti».
Per ora è stato proclamato lo stato di agitazione, ma non si escludono proteste più incisive se non verrà riaperto il confronto nazionale. «Difendere i lavoratori dello spettacolo significa difendere la qualità dell’offerta culturale», conclude la nota.



