Teatro Grande, Angelini: «Numeri in crescita, ora c’è un’accelerazione»

«Siamo molto soddisfatti – dichiara il soprintendente del Teatro Grande Umberto Angelini riferendosi ai numeri della stagione 2025 –. La Fondazione ha sempre avuto numeri in crescita, ma negli ultimi anni c’è stata un’accelerazione. Già nel 2024 abbiamo registrato un dato storico, che è stato superato nel 2025. È la dimostrazione di una grande professionalità che tutto il Teatro Grande porta avanti e dell’amore per il territorio e la città».
Risultati
Risultati importanti per due aspetti: «Denotano la capacità della Fondazione di creare affetto e fiducia da parte della popolazione: abbonarsi significa affidarsi ad un’istituzione culturale e che ciò accada in un settore tradizionale come l’Opera è ancor più rilevante, vuol dire catturare e fidelizzare nuovo pubblico. Poi, i grandi lavori di restauro e valorizzazione svolti dalla Fondazione in autonomia hanno portato alla possibilità di aprire il Teatro per più giorni e per un numero maggiore di spettatori, residenti in città e provincia, ma anche provenienti da fuori e dall’estero. Un lavoro che ci ha visto in prima linea. Abbiamo sempre operato senza contributi economici straordinari e con le risorse del nostro bilancio ed auspichiamo di ricevere in futuro un maggior sostegno dal pubblico e dal privato».
Un gioco di squadra, dunque, corale e ben condotto. «Il 2026 – iferisce Angelini – è partito molto bene in termini di pubblico, con gran parte degli spettacoli sold out. Quel che conta di più è che l’incremento di visitatori e pubblico avvenga grazie ad una programmazione che non si muove sul “facile”, ma che poggia sulla ricerca e sulla sperimentazione, il che avvalora la capacità dei cittadini di riconoscere una progettualità di alta qualità. Il pubblico bresciano è maturo e consapevole».
Molto forte la partecipazione dei giovani. «Dei piccoli e dei giovani – specifica Angelini –. Abbiamo anche una presenza importante, che però non riusciamo a stimare, che viene da fuori città e provincia. Il Grande è una calamita culturale e un moltiplicatore per il tessuto economico; basti pensare al quasi milione di euro per le spese delle imprese artigiane».
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