«Senza un potere sopra gli Stati, la pace è sempre in discussione»

Il politologo Cesa sul libro di Waltz «L’uomo, lo Stato e la guerra» ripubblicato da Scholé
Carlo Muzzi

Carlo Muzzi

Caporedattore

Soldati in Ucraina - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Soldati in Ucraina - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Quali sono le ragioni della guerra? Si tratta, forse, del quesito più ricorrente della storia del pensiero politico. In questi giorni è tornato in libreria «L’uomo, lo Stato e la guerra», saggio scritto dal politologo americano Kenneth N. Waltz e ristampato da Scholé-Morcelliana nella collana Scienza Politica e Teoria Politica diretta da Damiano Palano (272 pagine, 22 euro). La nuova edizione è stata curata e introdotta dal politologo Marco Cesa docente di Relazioni internazionali all’Università di Bologna e alla Diplomatische Akademie di Vienna. Cesa è certamente il più waltziano tra gli studiosi italiani.

Che senso ha oggi ristampare “L’uomo, lo Stato e la guerra”?

In primo luogo, si tratta di un “classico” della teoria delle relazioni internazionali che ha influenzato almeno due generazioni di studiosi e che continua ad essere letto e citato. Se si pensa che il volume è stato pubblicato, nella versione originale, nel 1959, la sua longevità è sorprendente, specialmente in un ambito di studi in continua evoluzione. In secondo luogo, il libro è dedicato all’esame di un problema centrale della politica internazionale, vale a dire le cause della guerra. Alla luce dei conflitti esplosi negli ultimi anni, non mi stupisce che si sia deciso di ristamparlo.

Kenneth Neal Waltz
Kenneth Neal Waltz

Ritiene che il libro sia ancora attuale o sia un’opera utile solo per gli studiosi della teoria delle relazioni internazionali?

I contenuti del volume, nonché la struttura concettuale che lo sostiene, sono indispensabili per chi si occupa della teoria della politica internazionale. Al tempo stesso, e a differenza dei lavori politologici contemporanei – i quali si rivolgono quasi esclusivamente ad un pubblico specializzato – il libro di Waltz può suscitare l’interesse del lettore curioso che troverà nel lavoro una fondamentale classificazione delle cause della guerra estrapolate dal pensiero politico occidentale. Le risposte formulate nel corso dei secoli alla eterna domanda «perché la guerra?» sono, come si può immaginare, innumerevoli. Waltz le raggruppa in tre categorie, dette «immagini», a seconda del loro fuoco analitico. La prima «immagine» comprende quelle vedute che fanno riferimento ad alcuni tratti essenziali della natura umana. Waltz ricorda, tra i rappresentanti più illustri di questa posizione, S. Agostino e Spinoza, e mostra come due tra gli studiosi della politica internazionale più influenti dell’immediato dopoguerra, il teologo Reinhold Niebuhr e il politologo Hans Morgenthau, riprendano e sviluppino questi temi. La seconda «immagine» raccoglie le spiegazioni che insistono invece su alcune caratteristiche interne degli Stati. Il liberalismo e il marxismo appartengono, da questo punto di vista, alla stessa famiglia, in quanto entrambe le dottrine attribuiscono il comportamento pacifico o bellicoso degli Stati proprio ad alcune loro strutture interne, di tipo politico o economico.

La terza «immagine», infine, individua nel sistema internazionale le radici più profonde della guerra come fenomeno costante e ripetitivo. Qui l’accento batte sull’anarchia internazionale, vale a dire sulla assenza di una autorità centrale in grado di garantire il rispetto degli accordi stipulati e di difendere, laddove necessario, chi è minacciato o aggredito. Gli scontri di interesse che si registrano tra gli Stati, quindi, sono regolati prevalentemente sulla base dei rapporti di forza. E dal momento che ogni Stato può decidere, in ogni momento, di fare ricorso alla violenza, ogni altro Stato dovrà essere pronto a fronteggiare questa evenienza, a rischio, altrimenti, di pagare molto cara la propria debolezza. Secondo Waltz, Tucidide, Machiavelli e Rousseau illustrano bene alcuni meccanismi di questa terza “immagine”.

Lei ha definito Kenneth Waltz il più tucidideo dei teorici della politica internazionale, può spiegarci perché?

Mi riferivo soprattutto al volume pubblicato da Waltz venti anni dopo «L’uomo, lo Stato e la guerra», vale a dire «Teoria della politica internazionale». La teoria qui sviluppata da Waltz, partendo proprio dalla terza «immagine», presenta effettivamente una serie di somiglianze con la concezione dei rapporti tra stati che traspare dalle Storie di Tucidide. Entrambe ci parlano di stati che agiscono all'interno di un ambiente che privilegia la sicurezza prima di ogni altro obiettivo. Questo condiziona le loro scelte. Entrambe ci parlano di decisioni concatenate le une alle altre, e plasmate dalle condizioni in cui ci si trova ad agire. Ed entrambe ci parlano di risultati, di esiti finali, che non rispecchiano necessariamente gli obiettivi di partenza dei singoli attori. Certo, l'origine concettuale di queste costrizioni di fondo è profondamente diversa: da una parte, la physis, che si manifesta principalmente nella “legge del più forte”, dall'altra la struttura anarchica del sistema internazionale. Ma l'effetto generato è molto simile, e cioè la paura di essere sottomessi se non addirittura distrutti – il che spiega alcuni importanti fenomeni della politica internazionale, ieri come oggi.

«L'uomo, lo Stato, la guerra»: l'opera di Kenneth N. Waltz nella nuova edizione di Scholé - © www.giornaledibrescia.it
«L'uomo, lo Stato, la guerra»: l'opera di Kenneth N. Waltz nella nuova edizione di Scholé - © www.giornaledibrescia.it

Cosa direbbe oggi Waltz di fronte alla disarticolazione dei rapporti tra Stati Uniti e alleati europei?

Già negli anni ’90 Waltz aveva previsto la crisi dei rapporti atlantici, e soprattutto della Nato, in modo del tutto coerente con la sua impostazione teorica: venuto meno il collante che teneva assieme le due sponde dell’Atlantico – cioè il nemico comune costituito dall’Unione Sovietica – secondo Waltz l’alleanza aveva perso il proprio significato. E, anche in questo caso coerentemente con la sua teoria, aveva aggiunto che la Nato sarebbe durata fintanto che gli Stati Uniti avessero avuto un qualche interesse nella sua sopravvivenza. Il che coglie bene, a mio avviso, quello che è accaduto nei tre decenni passati e che sta accadendo adesso.

Consiglia di leggere altri libri dello stesso autore?

Waltz ha spaziato dall’identificazione dei livelli di analisi della politica internazionale allo studio delle interazioni tra politica ed economia internazionale, dalla costruzione di una teoria generale (il «neorealismo») all’esame della deterrenza e della proliferazione nucleare, assumendo sempre posizioni originali. Il già citato «Teoria della politica internazionale» rimane fondamentale, per chi nutre interessi teorici; a coloro che vogliono saperne di più sulla controversa questione della proliferazione nucleare consiglio «The Spread of Nuclear Weapons» (II ed. 2003), un dibattito tra Waltz, che non è contrario alla “diffusione” di armi nucleari, e Scott Sagan, il quale assume invece posizioni più caute.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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