La pace ha bisogno di tempo, pazienza e tanta diplomazia

Quello che sta accadendo in Iran è complesso e i negoziati non possono che essere lunghi e complicati. Intanto Trump e Rubio sono andati a Miami per assistere a una serata di combattimenti Ufc
Mark Rutte e Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Mark Rutte e Donald Trump - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Era difficile essere ottimisti rispetto a un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti. Perché tra le due posizioni negoziali non solo vi era una distanza immensa, ma mancava proprio qualsivoglia punto di convergenza.

Perché dopo una guerra durata più di un mese ognuno vuole massimizzare il proprio utile. E perché, aspetto forse più importante, negoziati su temi così complessi e spinosi non possono che essere lunghi e complicati. Richiedono tempo, pazienza e tanta diplomazia, come ci ricorda la storia di quello, fondamentale, raggiunto nel 2015 proprio sul nucleare iraniano e poi dolosamente affondato dallo stesso Donald Trump durante il suo primo mandato presidenziale.

Proprio quell’accordo – alla complessa definizione del quale parteciparono i cinque membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania – ci indicherebbe una strada che in tempi normali sarebbe quella più efficace e quindi da percorrere: un negoziato multilaterale che internazionalizzando la questione meglio garantisce una soluzione equilibrata e credibile.

I tempi normali però non sono. A Washington c’è un presidente intento a promuovere una ruvida politica neo-imperiale il cui obiettivo è quello di affondare qualsivoglia residuo di multilateralismo. In Medio Oriente vi è un alleato degli Stati Uniti, Israele, che questa politica neo-imperiale cerca di replicare su scala regionale e che mira non a trovare una soluzione alla crisi, ma ad esasperarla con l’obiettivo ultimo di far crollare il regime iraniano.

Nelle ore cruciali dei negoziati, Trump e il suo Segretario di Stato Marco Rubio non hanno trovato nulla di meglio da fare che andare a Miami per assistere a una serata di combattimenti di arti marziali miste della «Ultimate Fighting Championship» (UFC). Una grande passione, questa, del presidente, che per celebrare il suo ottantesimo compleanno e il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza ha deciso di organizzare una serata di combattimenti, il 12 giugno prossimo, in una gabbia appositamente fatta installare nel prato della Casa Bianca.

Difficile trovare simbologia più evocativa (e problematica) di questa. Di un culto e di una celebrazione della violenza che sono centrali nella postura, nella retorica e, in ultimo, in tante politiche di Donald Trump. Che ora prospetta un blocco navale a Hormuz, con cui procedere al suo sminamento e, in teoria, a una sua riapertura. Se ciò dovesse avvenire, la reazione iraniana sarebbe presumibilmente immediata ed entreremo in un’altra, drammatica fase della guerra: un’ulteriore escalation dalla quale sarebbe ancor più difficile estricarsi.

I riverberi, su un’economia globale tanto fragile quanto profondamente integrata, potrebbero essere devastanti. Come peraltro abbiamo già sperimentato in queste ultime settimane, con i prezzi delle materie prime – a partire dal petrolio – fuori controllo, fiammate inflazionistiche impossibili da gestire e mercati borsistici sulle montagne russe, per la gioia di pochi speculatori abili (e informati) e la preoccupazione dei tanti che vi hanno investito risparmi a lungo termine e dai quali dipende, nel caso di moltissimi americani, la propria prospettiva pensionistica.

Ed è a questo pericolo, politicamente potente in un anno elettorale, che dobbiamo ora affidarci per sperare che il cessate il fuoco regga ancora un po’, offra uno spiraglio per far ripartire il dialogo e permetta ad attori esterni più responsabili (Cina su tutti) di continuare a tessere una tela diplomatica per permettere di uscire da una situazione creata con sconcertanti irresponsabilità e autolesionismo.

Mario Del Pero – Docente di Storia internazionale, Sciences Po Parigi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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