Cultura

Roma e i rifiuti: un problema antico come l'urbe

Con l'aumento delle dimensioni di Roma si fecero più importanti anche le difficoltà nella gestione dei rifiuti e l'igiene delle strade
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Quando ci confrontiamo quotidianamente con il problema dei rifiuti, che la nostra società produce, per la loro raccolta, lo smaltimento e il riciclaggio, possiamo dare un’occhiata a come andavano le cose a Roma antica. Cominciamo con l’osservare che un sistema di raccolta pubblica e organizzato non esisteva.

Innanzitutto perché nell’età delle origini e in quella repubblicana, di rifiuti se ne accumulavano pochi: abbondante era il loro riutilizzo, visto che, per esempio, gli alimenti in eccesso servivano da mangime per gli animali, gli oggetti di metallo erano recuperati per altri impieghi, e le ceneri erano usate per il lavaggio dei tessuti. Ma con l’ingrandirsi della città, le necessità di eliminare i rifiuti aumentarono.

Il problema esisteva in età imperiale, e grave: la sporcizia spesso si accumulava davanti alle case e per le vie della città, molto veniva gettato attraverso le cloache nel Tevere, per esempio gli scarichi delle latrine pubbliche e private dei piani terra delle domus. Invece dai piani alti poteva accadere che si lanciasse in strada ogni tipo di rifiuto: il poeta Giovenale attesta che dalle finestre venivano rovesciati in strada i vasi da notte degli appartamenti privi di latrina. Un’inquietante testimonianza ci viene dal giurista Papiniano, che scrive che ai suoi tempi (II sec. dopo Cristo) occorreva pulire le strade per riportarle al loro reale livello: si erano evidentemente sovrapposti al manto stradale cumuli consolidati d’immondizia. E ci fu bisogno di una legge, per vietare di gettare rifiuti in strada e ordinare di tenere pulito il proprio ingresso.

Ai magistrati edili, a cui era affidata la cura della città in generale, vennero affiancati quattro altri funzionari per la manutenzione e la pulizia delle vie. Furono creati dall’amministrazione pubblica degli addetti al letame, incaricati di raccogliere gli escrementi su carri, che avevano il permesso di transitare anche durante le prime ore del giorno, per portare i rifiuti organici in campagna. Su questa materia ricordiamo poi il celebre provvedimento dell’imperatore Vespasiano, che fece installare in città quelle latrine pubbliche, che ancor oggi ricordiamo con il suo nome: fu un tentativo di portare un po’ di decoro all’Urbe.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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