Proprio nell'anno in cui si celebrano i 150 anni dalla nascita di Gabriele d'Annunzio, due lettere inedite del Vate degli Italiani sono state ritrovate in città. Stavano nel "cassettone di mammà" di una signora bresciana, insieme con varie altre carte del tempo che fu.
«D'Annunzio? Possibile?». Possibile sì. Le due missive vengono consegnate alle fidatissime mani di Delia Cremonesi, anch'ella bresciana di città, che, insieme con i componenti della neonata Associazione culturale Les Cigales (di cui riferiamo in questa stessa pagina) - il presidente Roberto Izzo e la vicepresidente Flavia Bettoni Tonizzo, le pone sotto gli occhi dell'ambasciatore Antonio Spada, curatore del museo d'Annunzio Eroe di Gardone Riviera. A lui paiono proprio autentiche. Il parere finale e decisivo è affidato agli archivisti della Fondazione del Vittoriale degli Italiani, presieduta da Giordano Bruno Guerri: sì, lo sono.
«Il ritrovamento è avvenuto il Natale scorso. La proprietaria, a cui le lettere - dopo essere state depositate in fotocopia al Vittoriale - sono state restituite, desidera restare anonima», spiega Delia Cremonesi. «Al Vittoriale - prosegue la vice presidente di Les Cigales, prof. Flavia Bettoni - gli esperti archivisti ci hanno mostrato altre 18 lettere indirizzate alla stessa destinataria, scritte negli ultimi due anni di vita del poeta» (che morì il 1° marzo 1938).
Le due nuove missive rendono più completo il carteggio di d'Annunzio con Annamaria (detta Ornella), lonatese, residente a Gavardo.
Che aria si respirasse al Vittoriale quel 4 dicembre 1937, giorno in cui d'Annunzio scriveva ad Annamaria (la seconda lettera non porta data) ce lo dice bene il recente saggio di Giordano Bruno Guerri «La mia vita carnale - Amori e passioni di Gabriele d'Annunzio» (Mondadori, 230 pp., 20 ). L'«immaginifico» ha 74 anni, è cronicamente malato per le conseguenze della sifilide, ha perso molti denti, è oppresso da dolori, cammina appoggiandosi a un bastone. E soprattutto è totalmente impreparato al declino e allo smorzarsi della virilità. In uno stato che oggi definiremmo depressivo (Guerri osserva che poteva essere anche conseguente alla rinuncia alla cocaina), il poeta si sente un «invalido». Si adira facilmente: quello stesso anno, a maggio, il Giro d'Italia si era fermato a Gardone in omaggio a lui, che non gradì.
Per Guerri è «la "via crucis" di un sopravvissuto, sdentato e dal ventre gonfio, che non riesce a urinare, sprofondato nell'orrore di sé».
Anche in casa non c'è pace: è in atto una guerra silente fra le due donne che da anni abitano con lui (la pianista Luisa Baccara e la cameriera Aèlis), e colui che, nel testamento, è stato designato come responsabile della conservazione del Vittoriale, l'architetto Maroni, il quale ha per alleata la giovane destinata a far compagnia al Vate negli ultimi mesi: Emma (detta Emy) Haufler, di Bolzano (Guerri scrive nel saggio che sta seguendo le tracce di questa figura, su cui incombe l'ombra di essere stata spia di Hitler). Vi è pure l'infermiera Giuditta, accanto al Comandante. E lui è sempre circondato da varie donne, nobili o plebee, soggiogate dal suo mito.
In «D'Annunzio e le donne» (Ianieri ed. 2012, 146 pp., 16 ) Attilio Mazza, nel capitolo su «Le ultime badesse», cita anche la destinataria delle lettere ritrovate. Mazza ricorda la tenerezza con cui il poeta si rivolge alla giovane Annamaria nella prima lettera che le fa recapitare: «Si chiamava così la mia sorella primogenita, che mi era indicibilmente prediletta...».
Paola Carmignani
Ritrovate a Brescia due lettere di D'Annunzio
Sono state ritrovate in città due missive inedite di d'Annunzio che completano il carteggio già noto con Annamaria/Ornella.

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