Il superfavorito Michele Mari, con 280 voti per il suo romanzo corale «I convitati di pietra» (Einaudi), con cui partecipa per la prima volta al più ambito riconoscimento letterario, ha superato tutti nella prima votazione del Premio Strega 2026 ieri sera al Teatro Romano di Benevento.
La novità
In questa edizione speciale per l’anniversario degli 80 anni, sarà alla guida di una sestina, non di una cinquina, nella corsa per la vittoria finale. «Mi fa tutto molta impressione, nel senso che mi sento finito sotto i riflettori e non ero preparato a tutta questa attenzione mediatica. Non sono abituato, devo metabolizzare un po’» ha detto subito dopo l’annuncio della sestina.
Storia di un patto goliardico, di sangue e di denaro, che si trasforma in una competizione feroce, tra compagni di classe di un liceo milanese nel 1975, il romanzo di Mari, 70 anni, si è già aggiudicato il Premio Strega Giovani 2026. «Tre quarti del libro sono stati scritti all’insegna del cinismo, dell’antagonismo, della spietatezza. Ma alcuni dei protagonisti per essere arrivati alla fine si sono conquistati lo status di essere umani, capaci di empatia» ha detto Mari, che ha aggiunto: «È stato un capriccio che si è sviluppato in una narrazione».
A sorpresa
Per nulla scontato il secondo posto, conquistato a sorpresa con uno stacco di 38 voti, da Matteo Nucci (già in cinquina nel 2017), in grande rimonta con il suo libro, un romanzo di 400 pagine, «Platone. Una storia d’amore» (Feltrinelli), in cui domina il tema dell’eros come fonte di conoscenza in un percorso che ricostruisce la vita del grande filosofo e il suo incontro fondamentale con Socrate. «Mi sono innamorato di Platone da ragazzino, a 16 anni. Poi studiandolo ho pensato di voler raccontare la sua storia che è fatta anche di sconfitte» ha raccontato Nucci.
A completare il podio, Bianca Pitzorno, impossibilitata a partecipare per motivi di salute, con «La sonnambula» (Bompiani), 195 voti. Più volte vincitrice del Premio Andersen, la scrittrice, 84 anni, in questo romanzo dà voce, tra realtà e finzione a Ofelia, sensitiva nella Sardegna di fine Ottocento, fuggita da un matrimonio violento, che vede il futuro.
Gli altri tre
Al Teatro Romano di Benevento in una serata serena, dopo una pioggia minacciosa, condotta da Stefano Coletta e in diretta streaming su RaiPlay, si è dovuta accontentare del quarto posto Teresa Ciabatti, al suo terzo Strega, con «Donnaregina» (Mondadori). Entra in finale un altro titolo Einaudi, «Lo sbilico» in cui Alcide Pierantozzi, quinto con 170 voti e anche in cinquina al Premio Campiello 2026, racconta tra autobiografia e romanzo con grande coraggio, la propria esperienza di malattia mentale. «Lo sbilico è la mia condizione da 5-6 anni ed è una condizione a metà tra la capacità di organizzarmi la vita di tutti i giorni e lo sconfinamento nella malattia. Lo ho scritto per essere aiutato» ha sottolineato lo scrittore.
Ripescata Elena Rui con «Vedove di Camus» (L’orma), 163 voti, perché se nella graduatoria dei primi cinque non è compreso almeno un libro pubblicato da un editore medio-piccolo, entra quello che ha preso più voti tra i piccoli. La scrittrice, classe 1980, fa un ritratto di Albert Camus, a partire dalla sua improvvisa morte in un incidente stradale nel 1960, attraverso le voci di quattro donne, tra cui la moglie, che lo hanno amato. A presiedere il seggio Melania Mazzucco al posto di Andrea Bajani, a cui spettava di diritto in quanto vincitore della scorsa edizione, che non è potuto muoversi dagli Stati Uniti, ma sarà alla serata finale in programma l’8 luglio in Piazza del Campidoglio e in diretta televisiva su Rai 3.


