Cultura

Panariello al Clerici: «L’AI? Utile, ma non ha fantasia né emozioni»

Enrico Danesi
Il comico toscano approda a Brescia con lo show «E se domani...», una riflessione sul domani tra innovazioni tecnologiche e nostalgia: l’intervista
Giorgio Panariello arriva domani al Teatro Clerici
Giorgio Panariello arriva domani al Teatro Clerici
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Un viaggio nel futuro, alla maniera irriverente di Giorgio Panariello. In «E se domani...» l’one-man-show che porta in giro dal 2025, il comico fiorentino – stanco di essere definito «boomer» – immagina un futuro bizzarro ma plausibile, alla luce delle direzioni prese dalla tecnologia e dell’impatto che ha sulle nostre vite. Riflettendo con divertita ironia sull’avvenire, lo spettacolo (già sold out ad ottobre) torna al Teatro Clerici domani, sabato 11 aprile, alle 21.15 (biglietti da 40 a 69 euro + commissioni; info zedlive.com). Ne abbiamo parlato con il mattatore.

Panariello, prende a prestito il titolo di una canzone scritta da Giorgio Calabrese nel 1964 e portata al successo da Mina per guardare negli occhi il futuro. Con che spirito?

«Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro…», come cantava Pierangelo Bertoli in «A muso duro». Il fatto che per il titolo abbia scelto una canzone attempata, svela il senso dello spettacolo: dal passato al futuro, bypassando un presente impresentabile. Ci rido sopra, ma guardo al futuro con positività, come possibilità di migliorare le cose sotto diversi punti di vista (scientifico, tecnologico, umano).

Nello show prende in giro bonariamente alcuni aspetti dell’Intelligenza Artificiale. Cosa pensa del dibattito sopra le righe che si è scatenato in materia?

Dibattiti sereni, da che io ho coscienza, ne ho visti veramente pochi, in Italia. In epoca di social onnipresenti, poi, figurati... La questione è sempre quella del confine tra uso e abuso. L’abuso a volte è più noioso che pericoloso, ma succede anche che quando lancio una sbirciatina in rete o sui social vedo cose create con l’AI che non so più se sono vere o false. Dovrebbe esserci una dicitura che orienta, ma spesso non c’è, e non si sa più cosa si sta guardando... Personalmente cerco di restare positivo, andando oltre gli aspetti deteriori dell’AI, e ricordando che è stata creata per altri fini, anche se viene spontaneo il paragone con l’acciaio e la sua doppia natura, usato per gli utensili e per le armi.

Ha scritto testi con l’AI?

Ci ho provato, immaginando che si potesse velocizzare il lavoro. Ma non è lo stesso: la fantasia, il sentimento, la creatività e le emozioni che possiamo metterci noi, l’AI per ora se li sogna!

La sua generazione ha espresso grandi comici. Di quelli di oggi cosa pensa?

Nella comicità o fai ridere o non fai ridere: il discrimine è quello. La comicità contemporanea è influenzata dalla stand-up comedy: uno ha il microfono in mano e dice quello che vuole, senza freni... L’effetto è quello che produce la parola “cacca” in un bambino, che ride nel dirla perché sa che non si dovrebbe. Allo stesso modo, parecchi comici delle nuove generazioni si fanno un vanto dell’essere il più politicamente scorretti possibile. Quelli della mia generazione non possono permetterselo, ma credo che nemmeno lo vorrebbero.

A quale personaggio interpretato o imitato in carriera è più affezionato?

In questo momento è Sirvano (irresistibile fannullone e sproloquiatore da bar, noto come il «Và’ia» per l’intercalare ripetuto in continuazione, ndr) che mi sta dando grosse soddisfazioni. Infatti è lui che alla fine di “E se domani…” distrugge tutto quello che Giorgio ha detto sul futuro, rompendo il giochino.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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