Vent’anni senza Fallaci: «Oriana era orgogliosa, indomita e libera»

A due decenni dalla morte, l’amico Riccardo Nencini dedica alla giornalista un romanzo biografico
Francesco Mannoni
Oriana Fallaci in uno dei suoi viaggi a Saigon tra i militari Usa
Oriana Fallaci in uno dei suoi viaggi a Saigon tra i militari Usa

A vent’anni dalla morte riecheggiano ancora «la rabbia e l’orgoglio» di Oriana Fallaci (Firenze, 29 Giugno 1929 - 15 Settembre 2006) grande inviata di guerra e primadonna del giornalismo italiano, spesso oggetto di critiche feroci, e «scomoda, irriverente, antipatica» sia a destra che a sinistra, ma sempre affascinante, indomita e, soprattutto, «Mai stanca di vivere» come recita il titolo di un intenso romanzo biografico pubblicato per Mondadori, (180 pp., 19 euro) dall’amico storico e scrittore Riccardo Nencini, già presidente della Commissione cultura del Senato, e presidente del Gabinetto scientifico letterario Vieusseux di Firenze.

Autrice di interviste a capi di Stato che sono diventate documenti storici di un’epoca complessa, e di dodici libri venduti in oltre venti milioni di copie in tutto il mondo – alcuni dei quali, come «Lettera a un bambino mai nato» e «Un uomo» sono divenuti long seller che vengono continuamente ristampati – Oriana Fallaci iniziò la carriera giornalistica a sedici anni, dopo aver partecipato alla Resistenza, e fu la prima donna in Italia inviata di guerra.

Riccardo Nencini, qual era l’atteggiamento giusto per incontrare Oriana Fallaci, un donnino quasi microscopico nel suo metro e cinquantaquattro centimetri di altezza, che però ovunque apparisse suscitava tensioni?

L’atteggiamento giusto era starle davanti, in piedi. Se ti piegavi veniva meno il rispetto e senza rispetto eri immediatamente accantonato.

Riccardo Nencini
Riccardo Nencini

Perché Oriana Fallaci era considerata antipatica?

Il modo diretto che aveva di scrivere non la rendeva simpatica. Geno Pampaloni, grande critico letterario, ha scritto che aveva uno stile perfetto. Lei affermò d’usare uno stile tagliente perché nelle redazioni era l’unico modo per le donne di farsi valere, e dichiarava di non essere simpatica con una punta d’arroganza. Il fatto di essere una donna capace e carina che si occupava di politica estera quando lo facevano solo gli uomini, le ha procurato più d’una inimicizia e qualche invidia in giro per il mondo.

Come lavorava, da inviata di guerra?

Il pericolo non la fermava. Fu sempre spericolata anche in zona di guerra, ma «il pericolo andava mescolato alla razionalità» come le fece rilevare a New York, dove scelse di vivere dal 1963, Francois Pelou, il capo di France Press a Saigon e suo secondo grande amore. All’inizio andava al fronte con i mocassini di Gucci, poi i mocassini furono sostituiti dagli stivali. Ovunque andasse rischiava la vita: dalla guerra del Vietnam a quella tra India e Pakistan, in Sud America e in Medio Oriente, lei era sempre in prima linea. Nel 1968 a Città del Messico fu colpita da una raffica di mitra alla schiena e creduta morta, finché un prete si accorse che era ancora viva e la salvò. Rischiò anche la vita in Kuwait dopo l’attacco di Saddam del 1990. Il suo era un mestiere dove la paura deve avere il contrappasso del coraggio, e il rischio della vita va messo sempre in conto.

Come otteneva le interviste con personaggi spesso poco disponibili ad incontri con la stampa?

Intanto grazie al suo prestigio, giocato in due sensi: serviva a lei per agganciare la personalità da intervistare, ma spesso serviva anche alla personalità avere una intervista di Oriana per far conoscere il proprio pensiero. Della persona da intervistare studiava tutto, per poterla mettere con le spalle al muro. Successe con Kissinger col quale lavorò di fino, prima affrontando in maniera collaterale alcuni argomenti, poi andando direttamente addosso al Segretario di Stato americano.

Oriana Fallaci
Oriana Fallaci

Cosa ha voluto dire con il suo gesto di ribellione verso Khomeini?

Con Khomeini ebbe un gesto di ribellione totale quando si strappò il velo che le avevano imposto per presentarsi a lui. Lei sapeva di essere di fronte al fondatore della teocrazia non soltanto iraniana, perché con Khomeini poi nasce e assume consistenza un movimento in larga parte (e non solo) diffuso nel Medio Oriente. Ma lei, che non subiva imposizioni, togliendosi il velo espresse ancora una volta la propria totale libertà.

Le sue profezie sull’Islam espresse in «La rabbia e l’orgoglio», «La forza della ragione» e «L’Apocalisse», erano tutte corrette?

Io non ero d’accordo quando lei sosteneva che l’Europa si sarebbe trasformata in Eurabia, che l’Europa cristiana, cattolica, laica, avrebbe assunto valori ideali di natura opposta. Ero molto più ottimista. Aveva ragione invece quando considerava l’Europa fuori dai grandi giochi della politica internazionale. Quando diceva che l’Europa a pancia piena aveva perso i suoi valori fondamentali e questo nella geopolitica mondiale la metteva in un canto, ai margini. Oggi lo riconoscono anche coloro che venticinque anni fa la criticavano in maniera durissima.

Il greco Alekos Panagulis è stato veramente il suo grande amore?

Io penso di no. I suoi grandi amori sono stati soprattutto un suo collega, Alfredo Pieroni (di cui nel mio libro ho pubblicato delle lettere inedite), e Francois Pelou cui lei chiese di sposarla. Ma lui, già sposato, le rispose con un diniego. Per vendicarsi, prese le lettere che si erano scambiato, le impacchettò con un fiocchetto rosso e le mandò alla moglie. Panagulis fu il mito, l’amore per ciò che rappresentava. Lei diceva: mi guardo allo specchio e mi vedo come lui, e lui si vede come me. Un uomo e una donna che avevano lavorato molto per la libertà (Oriana per la resistenza in Italia, lui in Grecia), e condividevano lo stesso destino. A parte la relazione quinquennale con un astronauta, la vera passione amorosa la vedo verso Pieroni e Pelou.

Aveva qualche rimpianto?

Nella solitudine con la quale conviveva sentiva la mancanza di un figlio. Aveva avuto tre aborti ed essere madre fu l’ossessione della sua vita.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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