Echi di Saffo e vento d’Islanda, trionfa l’opera audace di Anne Carson

La 76enne poetessa e saggista canadese ha rivoluzionato il linguaggio attraverso i classici
Ilaria Rossi

Ilaria Rossi

Giornalista

Anne Carson al telefono con l'Accademia di Svezia
Anne Carson al telefono con l'Accademia di Svezia

La notizia della vittoria l’ha trovata intenta ad ascoltare i sussurri del vento d’Islanda. Chissà cosa deve aver pensato Ingrid Carlberg quando finalmente Anne Carson ha risposto alla telefonata che le annunciava la vittoria del Nobel. «È stata una conversazione brevissima - ha riferito la segretaria permanente dell’Accademia Svedese -. Ha ammesso di essere sorpresa, ma anche molto felice».

La 76enne poetessa, traduttrice e saggista canadese, studiosa di Saffo e di Euripide, era da tempo nel novero dei favoriti al Premio, ma la sua versatilità culturale e un profilo letterario inconsueto, hanno forse ancorato nel tempo qualche resistenza. Riluttanze sgretolatesi, infine, a fronte della granitica sostanza del corpus in versi e prosa prodotto dalla Carson dagli anni Ottanta ad oggi.

Il volume in scatola

Un’«opera - è scritto nelle motivazioni dell’Accademia - audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea».

Epitome di questa temeraria produzione è lo struggente «Nox» (2010), un libro in scatola che rilegge ed elabora, lungo una corolla di pagine cucite insieme a fisarmonica, la tragica morte del fratello Michael. Un’introspezione che si specchia, attraverso un gioco di rimandi grafici e linguistici, nella traduzione del Carme 101 di Catullo dedicato al frater sepolto in Troade e il cui verso iniziale - «Multas per gentes et multa per aequora vectus» - è un canone che si ritrova in un celebre sonetto di Foscolo.

Alcuni libri di Anne Carson
Alcuni libri di Anne Carson

 «Nox» non ha per ora trovato approdo in traduzione italiana, complice probabilmente la peculiarità di un’opera che è materia d’arte plastica, oltre che d’intelletto. Una lacuna che peraltro investe parte della produzione di Carson. La quale, portando in dote una delle scritture probabilmente più raffinate e allo stesso tempo complesse del nostro tempo, richiede ai suoi esegeti peripezie linguistiche che dal greco antico investono l’etimologia paleontologica come i neologismi. Così «Eros the Bittersweet», il saggio alla radice del desiderio con cui ha esordito nel 1986, ci ha messo trentacinque anni ad arrivare in Italia, per Utopia editore, che l’ha pubblicato nel 2021 con il titolo «Eros il dolceamaro».

La ricezione in Italia

Decisamente più fortuna ha avuto, anche in traduzione, il romanzo in versi «Autobiography of Red», una rilettura del poema di Stesicoro sul mostro alato Gerione, ucciso da Eracle, e che Anne Carson riveste coi panni di un adolescente lunatico dal cuore infranto, che s’innamora di un suo simile nell’America di oggi. Uscito nel 2000 per Bompiani, con il titolo «Autobiografia del Rosso», è stato ripubblicato nel 2020 da La nave di Teseo. Che, per voce di Elisabetta Sgarbi, ha annunciato poche ore dopo la proclamazione l’uscita del seguito «Red Doc>» il prossimo novembre.

La poetessa e traduttrice canadese Anne Carson
La poetessa e traduttrice canadese Anne Carson

Sempre all’intersezione tra l’ossessione del filologo per le parole e il desiderio del poeta di trovare nuovi significati si incontrano «Antropologia dell’acqua» (Donzelli, 2010), «La bellezza del marito» (La Tartaruga, 2001) e per Crocetti «Vetro, ironia e Dio», «Era una nuvola», «Come l’acqua» e «Il genere del suono». Lo stesso editore è prossimo alla pubblicazione di «Antigonick», rivisitazione della tragedia di Sofocle con traduzione di Elisa Bigini e Patrizio Ceccagnoli. L’italianista della University of Kansas è da tempo la voce italiana di Carson. È suo, ad esempio, l’«imperduto» che traduce quell’«unlost» che Carson ha trafugato al tedesco Paul Celan.

Innamorata del vuoto

Dal 2022 Carson ha ottenuto insieme al marito e collaboratore Bob Currie la cittadinanza islandese, ma già dal 2008 la poetessa trascorre parte dell’anno ad ascoltare la voce che fa il vento attraversando la penisola di Reykjanes. Un luogo, ha rivelato lei, di cui si è innamorata per il vuoto.

Fra i suoi ultimi lavori c’è un saggio dedicato alla scrittura, in cui ha rivelatole recenti afflizioni neurologiche che le hanno fatto perdere il controllo della mano. Poco meno di un anno fa, invitata a Princeton per la Fagles Lecture, ha rivelato di utilizzare il pugilato come terapia al Parkinson. Poi ha indossato i guantoni e ha sferrato due rapidi ganci. «Se la prosa è una casa, la poesia è un uomo in fiamme che la attraversa di corsa».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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