Tredici Pietro: «Brescia? Manco da un po’: l’ultimo concerto è del 2019»

Musica, concerti e.. papà. È un bello scambio quello fra Tredici Pietro e Maddalena Damini andato in onda stamattina al «Magazine Tv», su Teletutto e Radio Bresciasette. Figlio d’arte, i lineamenti rimandano a quelli di papà Gianni Morandi, il giovane, collegato telefonicamente, si racconta. Si concentra sulla propria musica (di base urban, alternata a linee melodiche) e in particolare del tour nei club a breve in partenza, in cui è inserita anche la tappa di domenica 17 maggio al teatro Clerici di Brescia (prevendite disponibili sul circuito Ticketone).
«Manco da po’ dalla città e ho voglia di tornarci – confida -. L’ultima volta è stata nel 2019 a Festa Radio onda d’urto, in apertura a Nayt che, il destino vuole, ho ritrovato di recente a Sanremo e con cui nell’occasione ci siamo sostenuti a vicenda».
Ripensando allora al brano presentato all’Ariston, «Uomo che cade», il bolognese rispolvera colui che, in qualche modo, ha contribuito a renderlo parte in causa della celebre kermesse: «Devo molto a Fabri Fibra – dice al proposito -: il duetto dell’anno scorso sulle note di “Che gusto c’è” mi ha cambiato la vita. Ignoro cosa abbia spinto un guru del genere rap a cercarmi dal nulla, eppure da quel momento i miei dubbi sulla strada da prendere artisticamente sono spariti: lavorare al suo fianco e riscuotere un successo notevole (40 milioni di streaming, ndr) mi ha dato la sicurezza di far la cosa giusta».
Al di là di un incontro in studio col collega, dietro l’affermazione di Pietro c’è comunque un lavoro personale: «Credo che, solo approcciando la quotidianità come una sfida costante, si possa migliorare e portare avanti una carriera da cantautore per 20, 30 o più anni», riflette con maturità il 28enne.
Senza andare però troppo in là, il figlio più giovane della Morandi’s family concentra comunque l'attenzione sui prossimi live in calendario, contraddistinti da… uno spazio vuoto on stage. «Nello show proponiamo principalmente gli inediti dell’ultimo disco “Non guardare + giù” e… lo facciamo ruotando sul palco – spiega -: ad eccezione del batterista, io, il chitarrista, il bassista e il tastierista ci scambiamo gli strumenti, lasciando sempre un “buco”. In fondo siamo dinamici e genuini: ci esibiamo senza archetipi digitali su cui premere “play” per riprodurre suoni. Forse oggi è una rarità che ci dà maggior responsabilità nei confronti del pubblico, ma ci piace così».
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