Sanremo 2026, le pagelle della terza serata
Al via la terza serata del Festival di Sanremo numero 76. Tornano sul palco gli artisti che non si sono esibiti mercoledì. In programma, la finale tra le Nuove Proposte Bove-Filippacci. Ne novero degli artisti sul palco, anche il bresciano Francesco Renga.
Ecco le Nuove Proposte (giudicano sala stampa e televoto): è l’atto conclusivo della Final Four.
Angelica Bove, «Mattone»
La ballad piano e voce è composta. Brano dritto, esecuzione ordinata. Manca un po’ di sangue. Ma, forse, la cifra stilistica è proprio questa. Un mattone – come si dice nel testo – porta un peso. Ma serve a costruire…
Nicolò Filippucci , «Laguna»
Classicheggiante, ma in modo diverso. Più viva, brillante, dinamica rispetto alla canzone dell’avversaria. Entrambi i brani sono comunque di buon livello.

Vince il premio della critica (Ariston Roof e sala stampa Lucio Dalla) per le Nuove Proposte Angelica Bove. I riconoscimenti della critica non vanno di pari passo con il computo dei voti globali. Vince il Festival di Sanremo 2026 nella categoria Nuove Proposte Nicolò Filippucci.
Maria Antonietta & Colombre, «La felicità e basta»
Altro giro, altro regalo. Come al luna park. Come al Lunapop. Resta uno dei prezzi più freschi del Festival. Altro giro, altro regalo. Non avranno picchi in classifica? L’impressione è che abbiano già raggiunto il loro obiettivo. Tutto giusto.

Leo Gassmann, «Naturale»
Non un gran testo, di ascolto in ascolto. Non una canzone memorabile. L’interpretazione c’è, invece.
Malika Ayane, «Animali notturni»
Estremamente comunicativa in conferenza stampa nel pomeriggio, brava su palco anche stasera. Il mood caraibico del suo pezzo, comunque la si voglia vedere, resta uno di quei momenti che ravviva le scalette di questo Festival. Un viaggio di piacere nei Settanta.
Sal Da Vinci, «Per sempre sì»
«Maledetto guascone» che ha già vinto prima di aver partecipato… Tra i brani più para… ruffiani del Festival. Ma trovate un singolo discografico o una singola radio che boccerebbe questa canzone. Pure la sala stampa del Roof batte le mani dalla prima strofa. Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio, Sal … D’Avinci (sic).

Tredici Pietro, «Uomo che cade»
Il microfono, stavolta, funziona? Funziona. La postura è quella di papà Gianni Morandi. Il brano funziona poco fino all’inciso, ma da lì in avanti gira. Tra gli autori c’è Dimartino. Al secolo Antonio Di Martino. Che in recenti Festival ha fatto coppia con Colapesce, producendo sempre e solo qualità melodica. Immaginiamo in quali parti di scrittura sia intervenuto il palermitano.
Raf, «Ora e per sempre»
La classifica e le Top 5, probabilmente, non saranno alla sua portata. Ma il brano ha il merito di crescere, pian piano, di sera in sera. Con qualcosa di più forte, data la presenza scenica, avrebbe potuto incidere di più.
Francesco Renga, «Il meglio di me»
Torna sul palco dopo un giorno di riposo e di promozione a 360 gradi e dopo un esordio, martedì, a tardissima ora. Siamo comunque abbondantemente oltre le 23. Lo presenta Ubaldo Pantani versione Lapo Elkann. Ma la canzone è molto profonda, e forse meriterebbe un’introduzione più a tono. Francesco è nero d’abito, e luccicante. Disinvolto, nonostante i trabocchetti della melodia di una canzone che acquisisce dimensione di ascolto in ascolto. Bravo anche stavolta.

Eddie Brock , «Avvoltoi»
Il brano, l’interprete, l’interpretazione piacciono alla platea dell’Ariston. Il testo è in realtà tutto fuorché banale. La canzone, di per sé, non dà l’impressione di essere nata per scolpirsi nella memoria. Ma potrebbe sorprendere. Come sorprende il crescendo di chitarra elettrica anni ’80 nel finale.
Serena Brancale, «Qui con me»
Tra le principali candidate alla vittoria finale. L’Ariston e la critica se la portano in pancia. La canzone è sufficientemente retrò ed emotiva per poter mettere tutti d’’accordo, tra un paio di serate. L’interpretazione è centrata.
Samurai Jay, «Ossessione»
In conferenza stampa aveva raccontato di avere una formazione rock-metal. Il suo reggaeton sarebbe più credibile se non si fosse saputo delle sue origini. Ma l’evoluzione musicale di chiunque è sacra, proprio perché sua. La melodia ha spunti? Sì. Forse non abbastanza per diventare un tormentone.
Arisa, «Magica favola»
In giornata Rosalba Pippa ha raccontato le evoluzioni personali che l’hanno portata alla maturità necessaria per tornare sul palco dell’Ariston con nuova consapevolezza. Il brano funziona, le dà la veste giusta. La voce è sempre stata bella. In questa edizione può seriamente avvicinarsi al podio.
Michele Bravi, «La felicità e basta»
Da indipendente al Festival, con un brano che meriterebbe di avere quel graffio in più per lasciare il segno. La sua voce non è comunque banale.
Luché, «Labirinto»
Strofa assolutamente trascurabile, inciso – al contrario – evocativo. Su due piedi, verrebbe da remixarla con una struttura diversa, per dare luce alle parti… più luminose.
Mara Sattei, «Le cose che non sai di me»
Sempre più sosia di Chiara Ferragni. La sua ballad lascia un senso di incompiutezza, pur non risultando spiacevole. A mancare, in questo caso, pare essere l’inciso, che potrebbe perdersi tra mille simili, sanremesi.

Sayf, «Tu mi piaci tanto»
Tra i preferiti degli Under, è forte di una frase – quella che dà il titolo alla canzone – che si appiccica alle orecchie grazie a una melodia semplice e fanciullesca. La performance è forse un po’ troppo timida, sebbene a tratti sorridente, e non manca un intoppo tecnico.
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