«Siamo tutti un po’ malati ma siamo anche un po’ dottori». Dalle parole dell’intramontabile canzone di Luca Carboni, rimbalzate sopra e sotto il palco di piazza Loggia venerdì sera, si sprigiona un’energia che sembra ricordare come la musica può essere la chiave per guarire, «resistere agli urti della vita» e ricominciare.
Dopo sei anni di assenza dalle scene, due dei quali passati a lottare contro un tumore ai polmoni, il cantautore di «Ci vuole un fisico bestiale» approda al Brescia Summer Music con «Rio Ari O Live», il tour della rinascita. Una serata intensa e piena di emozioni che non suona semplicemente come una rievocazione di successi generazionali per nostalgici: la scaletta è generosa, attraversa tutta la vita artistica del bolognese; quarant’anni dopo resta ancora molto da dire.
Primavera come rinascita
Tra urla già esaltate si comincia da un pezzo di buon augurio, «Primavera»: «Avevo raccontato dopo un momento difficile, che se fossi riuscito a tornare a fare un concerto avrei voluto iniziare con questa canzone», svela alla platea, «perché è il simbolo della rinascita, la bellezza di scoprire che possiamo cambiare ed essere nuovi».
Segue «Sto pensando» e la piazza è subito conquistata, poi arrivano le vibrazioni solari del primo singolo in carriera, «Ci stiamo sbagliando», «La partenza di un viaggio meraviglioso», ricorda emozionato Carboni. Basco calcato sulla testa e occhiali da sole, alle spalle i disegni realizzati negli anni di ritiro, si gode il calore di un pubblico affettuosissimo che trasforma la piazza in un coro unico e brulicante di grida di incoraggiamento. Entusiasmano gli assalti sonori di una band di otto elementi, tra cui brilla il sax di Andrea Ferrario.
Continuo crescendo
Lo spettacolo esplode nelle pulsazioni elettroniche di «Fragole buone buone», «Sarà un uomo» e «Solarium». Tra i passaggi più memorabili di uno show in continuo crescendo anche «La mia città» e «Le ragazze», pezzi killer che non sembrano essere invecchiati di un giorno, «Inno nazionale» che picchia con forza immutata, «Mi ami davvero» e «L’amore che cos’è», power ballad ancora capaci di trascinare la folla. «Chicchi di grano» e «Caro Gesù» tra atmosfere fumose, striature blues e sprazzi latini, raccontano passaggi meno celebri ma altrettanto interessanti.
Di un’intimità toccante poi il tris acustico «Le storie d’amore», «Farfallina» e «Silvia lo sai». Si corre verso la conclusione con una serie di pezzi di grande effetto tra cui «Luca lo stesso», pezzo da standing ovation e «San Luca», il singolo inciso insieme a Cesare Cremonini che è stato la scintilla per il ritorno del cantautore, in duetto virtuale attraverso il grande schermo. Il finale è da manuale: tutti in piedi per l’inossidabile «Mare Mare», poi una canzone che trentacinque anni dopo, nella voce di Carboni prende il sapore tutto nuovo della rivincita: «Ci vuole un fisico bestiale».



