Pioggia sì, ma solo di emozioni per Mr. Rain. Accompagnato da applausi, all'interno del teatro Clerici in città stasera si è abbattuto un temporale di belle vibrazioni per il concerto del cantautore bresciano capace di collezionare 24 Dischi di Platino e 5 d’Oro. Nella quarta tappa dell’inedito format del tour dei teatri, a due passi da casa (cresciuto tra Carpenedolo e Desenzano), l'artista ha regalato lampi… di classe. A partire dall'outfit – indossando nell'occasione un elegante smoking –, passando naturalmente per la performance live impreziosita da riarrangiamenti perfezionati minuziosamente ad hoc ed eseguiti magistralmente da una formidabile band.
E per rendere unico l'evento, ecco che il performer propone un repertorio che interseca vecchi lavori (dall’album d’esordio «Buttefly effect», di Petrichor) a quelli più recenti (vedi gli inediti contenuti in «Fragile» e «Pianeta di Miller» del 2024), in attesa di nuove chicche da sfornare a breve. Così Mattia Balardi – questo il nome registrato all’anagrafe – in due ore di show ripercorre la propria evoluzione sotto una luce diversa dal solito. Lo fa senza il «caos» e il rumore forte, quasi assordante, tipico dei palazzetti che ha riempito nel recente passato: al contrario, l’atmosfera ovattata della location di via San Zeno consente al giovane 34enne di sprigionare con maggiore intensità le parole apparecchiate nei testi e di toccare il cuore del pubblico.
La dedica
Il tutto bagnato da un effetto speciale e difficile da ripetere: non capita tutti i giorni di esibirsi davanti a conoscenti, familiari e amici. «È bellissimo avervi tutti qui, che bello essere tornato nella mia città», dice dunque dopo essere essersi presentato al piano con «Ricominciare da me». «Ho scelto questa dimensione per cercare un legame più ravvicinato a voi – spiega –: grazie di far parte di questo bel ricordo che porterò sempre con me». E da qui gli archi prendono una forma eterea per disegnare nello spazio «Meteoriti» e «Nero» che, incisa nel 2022, ha ancora una notevole potenza.
Certo, nulla in confronto alla capacità di muovere le genti intrinseca a «Due altalene», portata a Sanremo nel 2024 e intonata all’unisono dagli spettatori del «Clerici», fra cui tantissimi bambini piccoli. E proprio costoro diventano i protagonisti principali del ritornello de «I grandi non piangono mai». Nel mezzo, c’è spazio anche per un pizzico di commozione: «Quella di oggi è veramente una data speciale per me – confessa senza nascondere gli occhi lucidi –. Ho iniziato a scrivere perché ero introverso e facevo fatica a raccontarmi, poi ho scoperto la musica come modo di sviscerare quello che tenevo dentro e dirlo anche a me stesso. Mi piace pensare che le mie canzoni arrivino al momento giusto, che aiutino la gente e farle sentire meno sole».
Così, tra le tante, sono nate la poetica «Fiori di Chernobyl», la romantica «Aria», la nostalgica «Ipernova», la delicata «Carillon», la coinvolgente «Figli della notte» e l’aspra «Non fa per me»: un’autentica invettiva verso chi dà troppa importanza agli streaming. «Ahimè siamo schiavi dei numeri», incalza Mr. Rain mentre aizza il pubblico seduto ad abbandonare le poltroncine e scatenarsi sul brano up-tempo. Meno spinto, invece, il ritmo di «Lunedì nero», «Fuori luogo» che precedono la consegna di un pass ad Andrea, storico fan incontrato anche nei giorni scorsi nel corso dell’intervista a Radio Bresciasette, per accedere accedere ai prossimi concerti.
Poi il gran finale: «Casa in fiamme», «9.3» e l’immancabile «Supereroi», singolo classificatosi al terzo posto del Festival della canzone italiana del 2024 e, due anni dopo, diventato marchio di fabbrica in grado di far vibrare le anime come la prima volta che è stato intonato dall’Ariston. Nulla di meglio per allontare, insieme, eventuali nubi all’orizzonte.



