Mossali: «Chopin cercava un dialogo intimo tra solista e archi»

Il pianista bresciano inaugura il nuovo evento del Festival Pianistico Internazionale al San Barnaba stasera alle 20
Andrea Faini
Il pianista, Josef Mossali - Foto di Mario Rota
Il pianista, Josef Mossali - Foto di Mario Rota

È il bresciano Josef Mossali il protagonista del nuovo appuntamento del 63esimo Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, in programma questa sera 13 maggio alle 20 all’auditorium San Barnaba di corso Magenta, a Brescia. Il giovane pianista, più volte in cartellone nelle recenti edizioni del Festival, dividerà il palco con il quintetto d’archi dei Virtuosi Italiani, in un programma aperto dalla versione per pianoforte e quintetto del primo Concerto di Chopin.

Completeranno il programma Islamey - Fantasia orientale, di Milij Balakirev, e l’ottavo quartetto di Shostakovich. Testamento spirituale del compositore russo, suonato per sua scelta al suo funerale, compendia l’umorismo grottesco e la straziante malinconia che ne caratterizzano la poetica, con esiti musicali altissimi. I biglietti del concerto sono in vendita su Vivaticket e all’auditorium San Barnaba.

Abbiamo sentito in anteprima il pianista.

Mossali, come può introdurci il Concerto di Chopin?

L’orchestrazione di Chopin non è mai pesante, ma sempre molto efficace nei colori. Nella trascrizione i suoni delle trombe e dei fiati naturalmente vengono meno; si perde qualcosa in potenza, ma il dialogo serrato con gli strumenti solisti, già presente nella versione orchestrale, vene esaltato ancora di più: la situazione più intima e la vicinanza anche fisica degli altri strumenti contribuiscono alla coesione, anche nelle numerose cadenze libere e negli abbellimenti scritti da Chopin.

Il luogo comune vuole che i concerti di Chopin siano inferiori a quelli di compositori coevi, come Schumann o Liszt, per l’eccessiva prevalenza del pianoforte e la mancanza di una vera struttura concertante. È d’accordo?

Chopin dedicò la vita al pianoforte. È naturale che anche nella scrittura dei concerti, la quasi totalità del materiale sia affidata al solista e che l’orchestra risulti più come accompagnamento rispetto ad altri concerti. Non è un difetto, ma la loro caratteristica, che li pone a pieno titolo nel grande repertorio pianistico romantico.

Come solista, lei eseguirà poi Islamey - Fantasia orientale, di Milij Balakirev, da sempre considerato una delle pagine pianistiche più ardue da affrontare per l’interprete per il suo virtuosismo spettacolare.

Nonostante appaia da fuori come brano virtuosistico, gli elementi di complessità della composizione sono più nei dettagli della scrittura, sempre molto densa e con doppie note, elementi che si apprezzano più a stretto contatto con la partitura rispetto ad un primo ascolto. Parlare di dicotomia fra tecnica ed espressione potrebbe essere fuorviante, perché è implicito un ritmo di danza virtuosistico che si fonde con la stessa idea artistica del brano.

Chopin e Balakirev sembrano incarnare due mondi e due modi di intendere il pianoforte agli antipodi. Ci sono invece tra i due delle connessioni o similitudini?

Sicuramente il gusto per la danza (presente anche nel terzo movimento del concerto di Chopin) può essere visto come cifra in comune tra i due, forse derivante da stilemi dell’Europa orientale. Ciò non toglie che la composizione di Balakirev abbia subito anche le influenze del pianismo lisztiano.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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