Un improvviso e improrogabile impegno ha impedito al violoncellista Ettore Pagano di eseguire a Brescia il Concerto di Dvorak. Tempestiva e opportuna la soluzione messa in atto dalla direzione artistica del Festival per ovviare alla defezione: il pianista Josef Mossali, classe 2001, ben conosciuto al pubblico, ha accolto la sfida di eseguire il formidabile Primo Concerto di Liszt accanto all’Orchestra Nazionale Armena, per l’occasione diretta dal maestro Pier Carlo Orizio.
Intensa musicalità
Il brillante solista, che non teme di affrontare le pagine tecnicamente più impervie (quest’anno eseguirà «Islamey» di Balakirev), ha dato anche prova di un’intensa musicalità e di un suono cantabile nel tenero dialogo con il clarinetto del primo movimento e nel lirismo del «Quasi adagio».
La risposta del pubblico, calorosa e immediata, ha confermato la presa comunicativa dell’interprete. È stata inoltre una bella esperienza riascoltare il Concerto di Liszt da un’ampia e affiatata compagine come quella armena, che aveva già mostrato spiccate qualità all’inaugurazione di lunedì sera con l’impegnativa Sinfonia n. 10 di Shostakovich.
Mossali, molto applaudito, ha concesso due bis: la virtuosistica «Campanella» di Paganini/Liszt e l’incantevole brano settecentesco «Les barricades mystérieuses» di François Couperin. Nella seconda parte, la Sinfonia n. 1 di Mahler ha offerto un differente banco di prova, richiedendo all’ensemble una tenuta formale e una capacità di costruzione narrativa di ampio respiro.
L’esecuzione, diretta da Orizio con gesto chiaro e all’occorrenza energico, ha messo in luce una gestione attenta dei grandi archi dinamici, con momenti di particolare efficacia nei passaggi in crescendo, nello slancio del secondo tempo, nell’attacco e nella perorazione del tempestoso finale. L’impianto globale è risultato espansivo e ha meritato al termine una festosa accoglienza.



