Judas Priest, a Brescia un pezzo di storia dell’heavy metal mondiale

Un calderone di emozioni ineguagliabili per i fan bresciani, che si sono goduti quasi due ore di quel «metallo» che per molti è rimasto, anche dopo i cinquanta o i sessant’anni, un vero e proprio stile di vita
Luca Bordoni
I Judas priest sul palco del Clerici a Brescia
I Judas priest sul palco del Clerici a Brescia

È stato un evento da segnare sul calendario dei ricordi più belli, quello che è andato in scena sabato 5 settembre al Teatro Clerici, per tutti i bresciani amanti dell’heavy metal. Quando alle 21 il sipario è calato e ha lasciato il palco ai Judas Priest, migliaia di spettatori sono andati in visibilio per quello che è ormai, per il genere, il gruppo più longevo, attivo ormai dal 1969.

Proprio in quell’anno erano stati i Black Sabbath e il loro compianto cantante Ozzy Osbourne a dare il via ai prodromi del metal, ma sono in molti a considerare i Judas Priest come coloro che hanno forgiato, prima dei più celebri Iron Maiden e Metallica, i canoni di un genere e di uno stile che ancora oggi è perfettamente riconoscibile, fatto di giubbini di pelle e borchie, chitarre distorte, atmosfere tenebrose e quella inconfondibile voce di Rob Halford che, a 75 anni appena compiuti, non smette di stupire per energia ed intensità. I «Metal Gods», così come sono soprannominati i Judas Priest prendendo spunto dall’omonima canzone suonata anche sabato sera al Clerici, non hanno deluso. Anzi, gli inglesi di Birmingham hanno pienamente soddisfatto le attese della vigilia.

Questo nuovo tour europeo che prende il nome di «Faithkeepers» non aveva l’ambizione di lanciare un nuovo album. L’ultimo, «Invincibile Shield» del 2024, era stato impressionante per sound e impatto, ma oltre a «Panic Attack» i successi suonati sul palco bresciano sono stati in particolare quelli degli anni Ottanta, dall’iconico inno «Breaking the Law», cantata come al solito a squarciagola da tutti i presenti, fino alla partecipata «Turbo Lover».


Poco prima della consueta pausa prima del gran finale, il breve congedo dal palco è stato affidato alla leggendaria «Painkiller», uno dei brani più noti – e riconoscibili già dall’intro di batteria – dell’intera storia dell’heavy metal. Nell’ora precedente si erano susseguiti momenti indimenticabili per i fan bresciani, dall’esecuzione di «The Ripper», vera e propria chicca degli anni Settanta, passando per l’emozionante «The Sentinel», fino a «Victim of Changes», forse il brano che più ha lanciato i Judas Priest nella leggenda, nell’ormai lontano 1976.

Il rientro per l’encore è stato affidato a «Electric Eye», con un crescendo che ha portato poi lo spettacolo sui binari più tradizionali con l’ingresso in motocicletta sul palco di Rob Halford per «Hell Bent for Leather», prima della conclusione con la ritmata e orecchiabile «Living after Midnight».

Il palco del concerto al Clerici
Il palco del concerto al Clerici

Un calderone di emozioni ineguagliabili per i fan bresciani, che si sono goduti quasi due ore di quel «metallo» che per molti è rimasto, anche dopo i cinquanta o i sessant’anni, un vero e proprio stile di vita, un’estetica dura a morire e allo stesso tempo un insieme di valori da custodire e tramandare alle generazioni più giovani, ben rappresentate anche sabato sera al Clerici. Consapevoli che, in quel momento, si stava svolgendo davanti a loro un momento storico per il panorama musicale cittadino.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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