Vascelli sonori e racconti musicali lanciano la 67ª edizione dell’Estate Musicale del Garda, sotto la direzione artistica di Luca Lucini. Giovedì 16 luglio, sul Lungolago Zanardelli di Salò (spettacolo gratuito), alle ore 21.30, è di scena l’Asturia Quartet: poker di strumentiste ucraine a bordo del Veliero storico «Circe», in un repertorio crossover che dialoga con luci e onde del golfo. Sabato 18 luglio, in Piazza Duomo, la Sonata n. 9 in la maggiore, op. 47 «A Kreutzer» di Beethoven (trascritta per orchestra d’archi da Richard Tognetti) incontra il romanzo omonimo di Lev Tolstoj: Laura Marzadori, primo violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano e l’Orchestra Filarmonica italiana, si alterna alla voce recitante di Gioele Dix (ingresso 20 euro, ridotto 15 euro under 26, al botteghino dalle 20 o in prevendita all’Infopoint e su Webtic; il concerto si tiene anche in caso di maltempo. Info 0365.21423).
Gioele Dix, ci racconti di sé.
Dopo pochi anni di gavetta, visto che tutti mi dicevano “ti farai un nome” e non accadeva niente, ho pensato “me lo faccio da solo”. E da David Ottolenghi (il suo vero nome, ndr) a pochi giorni dal mio debutto a Zelig caddi preda di un delirio anagrafico: decine di nomi segnati su un foglio, altrettanti cognomi su un altro: banali, astrusi, ridicoli, onomatopeici. Alla fine scelsi Dix perché al liceo il prof di disegno mi chiamava “Ottodix”, visto che tutti storpiavano il mio cognome. Gioele mi è piaciuto subito: è un profeta minore, uno che ha scritto poco, un pigro, e io mi ci riconosco in questo tipo di persone. Poi un giorno il critico Beniamino Placido mi vide in televisione fare “l’automobilista incazzato” e annotò: “Ecco il Gioele contemporaneo, che inveisce contro le cavallette dell’era moderna che sono le automobili”. Si è chiuso il cerchio.
Quale spazio ha la musica nella sua vita?
Ha scandito la mia giovinezza. Mio padre era un ascoltatore incallito. Il giradischi macinava migliaia di chilometri, anche perché quando in famiglia si accorsero che ero ipnotizzato dallo schermo tv, fecero portare via la televisione e vi rientrò solo ad adolescenza conclusa. Lui mi ha cresciuto a Schubert, Chopin, Rossini, Keith Jarrett, io gli ho fatto conoscere i Beatles, il blues, Pino Daniele.
Dopo il suo progetto bachiano, è la volta di Beethoven...
I tre movimenti della “Kreutzer” sono preceduti da miei interventi tratti dal romanzo omonimo di Tolstoj. È un testo feroce, attuale, inquietante: un uomo uccide la moglie per gelosia e viene assolto in nome dell’onore. Tarli, sensi di colpa, drammi psicologici. È uno specchio per riflettere sulla violenza che attraversa i secoli. Tolstoj è maestro nello scoperchiare i demoni che covano dentro di noi.
Il tormento creativo divora, emargina, esaspera, reclama solitudine e radicalità. Anche la recitazione è così esigente?
Da umile mestierante, rispondo di sì. La passione mi brucia ancora dentro. Ego, narcisismo, esibizionismo non demordono. Pochi giorni fa ho debuttato con un nuovo spettacolo, “Ettore e Andromaca”, eppure tremavo come agli esordi. “A 70 anni sono ancora qui a farmela sotto dalla paura. Ma chi me lo fa fare?”, mi chiedevo. Però è un buon segno: significa che il fuoco non è spento. Mi sono ricordato di quando, novellino, fine anni ‘80, mi trovai dietro le quinte a fianco di Renzo Arbore. Era al culmine del successo. Stava per entrare in scena e camminava nervosamente, teso, ansioso, preoccupato come un principiante. Oggi capisco meglio il perché.



