Galeotta fu Albachiara, ascoltata a tutto volume a bordo di una 500 accessoriata con un’autoradio verde. Così Diego Spagnoli si innamorò di Vasco Rossi. Già da qualche tempo il bresciano organizzava concerti in città: aveva cominciato a 16 anni e non si era più fermato. A venti la folgorazione per quel rocker di Zocca che stava iniziando a farsi conoscere e amare.
Riuscì finalmente a incontrarlo a cavallo fra la fine dell’81 e l’inizio dell’82 «passava dalla mia città un free show: ricordo bene – sorride Spagnoli –, entro al Teatro Tenda timidamente, vedo tutti questi personaggi famosi, ma famosi veri, Little Tony, Bobby Solo, allegri, felici e spensierati, e dall’altra parte vedo seduto Vasco Rossi. Vado e gli dico Ciao, vorrei organizzare un concerto con te, come devo fare? Mi guarda dal basso verso l’alto e mi fa Vedi, c’è lì uno che sembra vecchio ma vecchio non è: lui si occupa di tutto quello che mi riguarda. Si chiama Guido Elmi, parla con lui. Sta di fatto che poi arriva questo 30 aprile ‘82 e lì mi rendo conto di come si devono fare concerti».
Col Komandante
Inizia così un sodalizio lungo oltre quarant’anni fatto di siparietti e sketch, di notti a far tardi e albe sudate, di prove infinite e musica. Anni in cui Spagnoli diventa di fatto il braccio destro del Komandante, ricoprendo i ruoli di stage manager, direttore di produzione e coordinatore del personale.
Lo racconta Vasco nella docuserie «Il supervissuto», su Netflix: «Caricavamo e scaricavamo le casse da noi, non avevamo altra gente e lui ci dava una mano. All’inizio veniva pagato con delle magliette, credo, che poteva vendere per guadagnare qualche soldo. A quel punto è diventato la figura fondamentale che è. Mi seguiva sul palco, facendomi anche un po’ da guardia del corpo. Quando scendevo a litigare con qualcuno del pubblico veniva anche lui ad aiutarmi: era più grosso di me. Aveva cominciato anche lui per gioco. Poi è diventato un professionista di questo mondo di invisibili. Diciamo che Diego non è proprio invisibile, anzi è molto visibile perché gli lascio fare sul palco quello che vuole. Ne abbiamo passate tante insieme dai, di tutti i colori. Abbiamo visto di tutto».
Il riferimento è alle sortite sul palco di Spagnoli nei panni del mago, del guerriero, del gladiatore o persino dell’Highlander, impugnando e agitando una spada scenica per caricare il pubblico prima dell'ingresso del Blasco.
Curriculum
Ma ridurre la figura di Spagnoli a sola appendice di Vasco sarebbe oltremodo ingeneroso. Il suo curriculum professionale è un vero e proprio atlante della musica live. Nel corso degli anni, tutti i grandi della musica hanno richiesto la sua expertise senza pari. Tanto che c’è il suo zampino nella gestione di palchi di colossi mondiali come gli U2 , Bruce Springsteen, Metallica, Miles Davis e Madonna. Solo per citarne alcuni.
le maggiori agenzie dello show business si sono affidate alla sua maestria logistica per coordinare i palchi di colossi mondiali: dagli U2 a Bruce Springsteen, passando per i Metallica, Miles Davis, i Jethro Tull, Claudio Baglioni e persino Madonna. Tanto che alcune indiscrezioni lo vedono già proiettato verso future e mastodontiche produzioni internazionali, come il tour della queen Taylor Swift.

In ogni caso il prestigiatore Spagnoli non ha mai snobbato l’humus musicale che l’ha cresciuto e formato. A Brescia il suo nome è sinonimo di aggregazione e valorizzazione dei talenti locali. Diego è infatti l'anima, il co-organizzatore e lo storico direttore di palco di 4/qUARTI, la celebre maratona musicale dei record, ingegnata da Alberto Belgesto. Un festival unico nel suo genere, capace di radunare in una sola notte 100 artisti e band del territorio per 11 ore di musica no-stop dall'impronta totalmente acustica ed elettroacustica. Un «maxiraduno dei record» in cui Spagnoli mette la propria monumentale esperienza al servizio dei giovani musicisti, dimostrando che si può toccare il cielo anche dalla Pianura Padana.




