Ci sono canzoni che sono universali, perché parlano a tutti al di là delle differenti idee di ciascuno. Ce ne sono altre che invece vengono associate a una parte politica, perché hanno testi che veicolano idee associabili a una visione del mondo ben precisa. E poi ci sono i politici. Il cui rapporto con la musica, a volte, fa discutere. O perché utilizzano canzoni del primo tipo – capolavori amati da tutti e senza una connotazione politica – per fare da colonna sonora alla propria campagna elettorale o perché esprimono apprezzamento per autori la cui poetica appare molto lontana dalla loro proposta politica.
Proprio ieri è accaduto che il vicepremier Matteo Salvini venisse contestato durante un concerto in memoria di Fabrizio De Andrè, a Tempio Pausania, in Sardegna. Una spettatrice si è alzata nel mezzo dell’esibizione per criticare la presenza del leader della Lega: «Non è possibile che qui sia presente una persona che con le canzoni di De André non c'entra niente – ha detto –. Io mi sento offesa».
Fin qui si tratta di gusti personali, ma si potrebbero citare anche casi in cui canzoni popolari vengono utilizzate da politici o partiti come colonne sonore di una campagna elettorale. Spesso facendo discutere. In tutti questi casi l'opinione pubblica infatti si divide, tra chi ritiene quasi oltraggioso che certe canzoni o autori vengano accostati a degli esponenti politici e chi difende invece la libertà di ognuno, anche di un politico, di interpretare a proprio modo una forma di espressione artistica quale è la canzone. Qual è la tua opinione a riguardo?



