Charlie Cinelli è notoriamente un artista a tutto tondo, a proprio agio in qualunque situazione di spettacolo. Ma se può esibirsi in dialetto bresciano, come fa spesso da oltre trent’anni (dopo aver fatto il bassista per Iva Zanicchi, Zucchero, Mina, Riccardo Cocciante,…) in veste di one-man-show o con le formazioni più varie, allora diventa un mattatore.
Lo si è potuto constatare una volta di più l’altro giorno, quando è comparso in tv nella sua versione «Törölölö» (dal titolo dell’album d’esordio solista, datato 1998) alla trasmissione «Camper - Osteria Italia» di Peppone Calabrese (un format che propone un viaggio alla scoperta delle tradizioni gastronomiche e culturali dei borghi nazionali), in onda su Rai1 e recuperabile su RaiPlay.
In buona compagnia
Affiancato per l’occasione da Roberto Giribardi al basso, Daniele Gozzetti a mandolino e voce e Federico Crippa alla fisarmonica, Charlie (impegnato a voce e chitarra) ha movimentato il programma con un intermezzo musicale che ha coinvolto lo stesso Calabrese, ma pure dato lustro al nostro vernacolo attraverso alcune notazioni che ne hanno evidenziato la musicalità dal fascino discreto sotto la scorza dura della parlata.
Come Charlie ci ha ricordato anche ieri, al telefono: «Peppone, che ho conosciuto tempo fa grazie a Simone Pinelli (bresciano di Roncadelle, musicista, autore radiotelevisivo e conduttore per la Rai, ndr), aveva appena sottolineato come in genere, quando si parla di musica popolare italiana, si pensi al Meridione, al fatto che essa riecheggi il mare, il sole. E mi ha chiesto che suono avesse per contro la musica in Valtrompia».
La risposta di Charlie in studio è stata articolata: «Non certo quello del mare, che non abbiamo, come non abbiamo forse una grande tradizione... Ma piuttosto quello delle montagne, e delle miniere, che possono comunque generare racconti altrettanto interessanti».

Lingua ostica
Quindi, il cantautore saretino ha aggiunto: «Da noi, la parlata si conforma al territorio: è stretta, al contrario di quella larga, aperta, del Sud». Per poi chiudere con una citazione dantesca (a naso, diremmo dal De Vulgari Eloquentia): «Senza dubbio parliamo di una lingua ostica, tanto che il Sommo Poeta argomentava che è come sentir masticare i sassi… Eppure è ritmica e si presta bene alla musica, in particolare al folk, al country, al blues».
Dato al dialetto bresciano quello che gli spettava, e per sovrappiù rammentato che «i giovani non lo rifiutano, ma sanno andare oltre la goliardia, per cercarvi significati più profondi», Cinelli ha infine condotto i suoi compagni di palco a una breve quanto significatva performance live, che ha messo in fila la ballata «El centenàre», il country-blues «Öt balà con me ?» e la filastrocca «La mònega», giocando come di consueto sulle diverse valenze dell’idioma bresciano e sull’irriverenza. Facendo ancora una volta centro.



