A Brescia arrivano i Cacao Mental: «Noi ambasciatori della cumbia»

Enrico Danesi
I milanesi presentano venerdì 17 aprile a Carmen Town il nuovo disco «Evolución»
I Cacao Mental - Foto Annapaola Martin
I Cacao Mental - Foto Annapaola Martin
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E allora…cumbia! I Cacao Mental proporranno una versione psichedelica, stratificata e trascinante della musica colombiana, presentando al Carmen Town di Brescia l’album «Evolución», uscito a marzo: appuntamento in via Fratelli Bandiera 3 venerdì 17 aprile, alle 21.30 (biglietti in cassa, segue il dj set di Limbo).

Cacao Mental nasce a Milano nel 2014 dall’incontro tra il cantante e autore peruviano Kit Ramos e il trombettista, flautista e produttore varesino Stefano Iascone, che hanno poi integrato nel sodalizio il chitarrista Marco Pampaluna. Con «Evolución», il trio ha portato a termine la «Trilogia della Metamorfosi».

Stefano Iascone, «Evolución» è la terza tappa di un’avventura musicale che innerva la cumbia - danza nata in Colombia, che mescola influenze africane, indigene e spagnole - con l’elettronica

Ci siamo presentati al mondo con l’album «Para Extrañas Criaturas» (Per creature bizzarre) nel 2017, consapevoli della particolarità della musica che facciamo. Col secondo disco, «Reproducción» (2022), abbiamo introdotto il concetto di “riproduzione” quale impulso che muove il mondo, trattandolo in senso ampio, come riproduzione della vita animale e vegetale, della musica, dell’arte... Ora abbiamo dato vita a un percorso di “evoluzione”, perché siamo in costante movimento e abbiamo ben presente da dove siamo partiti, ma non un’idea di dove arriveremo. Le canzoni sono istantanee del percorso, organismo vivo in continua mutazione.

Quali sono i pilastri su cui poggia il nuovo corso?

In ordine al sound, abbiamo incrementato il tasso di psichedelia e la componente sintetica, utilizzando in modo più creativo i synth, pur senza ridimensionare la parte organica, perché il suono diretto di strumenti come tromba, flauto e chitarre, oltre che della voce, resta fondamentale. Quanto ai testi, abbonda l’amore: potrà sembrare banale, ma il mondo non ci sembra evolvere al meglio, e mai come adesso abbiamo bisogno di contatti, di calore umano, di integrazione, di apertura culturale e mentale.

Com’è nato il progetto?

Quando io e Kit suonavamo musica mariachi, in repertorio già c’erano esemplari di cumbia, un genere che amo e che volevo provare a realizzare in una versione contaminata con l’elettronica. Anche con Marco (Pampaluna, ndr) e la sua chitarra straordinariamente lisergica, nei Figli di Madre Ignota, ne facevamo una versione balcanica. E, girando per l’Europa, avevamo notato come nei dj set la cumbia mancasse raramente. Forse perché molte musiche tradizionali antiche hanno elementi in comune.

Il richiamo della selva, quel che di ancestrale che si percepisce nella vostra musica, viene da Kit Ramos?

Di sicuro, fuori da casa sua, a Tingo Marìa, comincia l’Amazzonia... Io e Pampaluna ci siamo fatti contagiare dal richiamo della selva, ma abbiamo contagiato lui con riverberi da giungla urbana. La contaminazione è feconda e la cumbia viene rivisitata con gli occhi della cultura da clubbing europeo.

I vostri live sono colorati e travolgenti…

Suoniamo sempre come se fosse l’ultima volta. Lo dichiariamo, ed è vero, perché non si può mai sapere se ci sarà un domani. Quindi diamo tutto, fluorescenti, spavaldi, un po’ spacconi... ma ai nostri concerti si son sempre divertiti tutti e non si è mai lamentato nessuno!

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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