Mantenere alta l’attenzione, soprattutto quando la platea è composta da giovanissimi, non è mai facile. Quando poi i temi affrontati sono impegnative, riuscirci è quasi impossibile. Non per Brunori Sas, all’anagrafe Dario Brunori, cantautore e polistrumentista calabrese che oggi è stato ospite all’Istituto Camillo Golgi in città. Brunori ha incontrato un centinaio di studenti del quinto anno di grafica e comunicazione, ha cantato e risposto ad alcune domande e tenuto tutti incollati alle sue parole con garbo, ironia e una comicità naturale, istintiva e mai forzata.
La nascita della passione
«La mia professione di musicista è cominciata tardi. Ho procrastinato tanto le mie scelte - ha raccontato -. La passione musica era in me da sempre: da una parte avevo mia mamma che cantava e un prozio musicista, dall’altra papà che era imprenditore. Dentro di me c’era un’anima creativa, ma avvertivo l’insegnamento di stare sempre con piedi per terra. Tra i vari mestieri che ho fatto, anche il parcheggiatore a Siena. Mi sembrava una cosa romantica, pensavo: “incontro la gente della notte, ci scrivo su qualche canzone”... invece una tragedia: non dormivo mai, ero sottopagato...».
Il cantautore racconta cosa l’ha spinto a provarci: «Poi è morto mio padre, una morte improvvisa, di quelle che ti prendono a schiaffi – ha ricordato –. Avevo 30 anni e quel dolore mi ha fatto capire quale erano le priorità. Da lì è nato il mio primo lavoro “Vol.1”. È stato un disco di urgenza che non aveva un pubblico, e questo è stato molto importante, perché ho scritto senza l’obbligo di dover piacere a qualcuno». Una situazione molto diversa da quella attuale. «Oggi invece la proiezione verso il fuori è fondamentale, tutto deve diventare virale: ragazzi, se volete fare qualcosa - ha ammonito il pubblico di giovanissimi – fatelo portando avanti un’idea che vi rappresenta, non qualcosa che sapete che funziona ma che non vi appartiene. Perché quel tipo di successo poi può essere una condanna».
Tra aneddoti e canzoni
Brunori risponde alle domande e canta, accompagnandosi con la chitarra, alcuni suoi brani come «Canzone contro la paura», «La verità», «Al di là dell’amore», «Costume da torero», «L’albero delle noci». «Ragazzi – sottolinea – chi vi fa guardare il mondo con gli occhi della paura vuole farvi vedere nell’altro un nemico. Io spero che voi usiate gli occhi dell’amore, per vedere nell’altro un’opportunità. Scrivo proprio per questo: per dare dei messaggi di umanità. Una parte del mondo ora è proprio nel buio, spero che voi ragazzi riusciate a riportare la luce».
Brunori spiega anche come nascono le sue canzoni: «Non sono un tipo disciplinato. Scrivo partendo dallo strumento musicale. Non mi appunto cose. Ci sono due momenti in cui la creatività per me è al massimo: quando guido e mentre lavo i piatti: penso che quando il mio cervello meccanico è occupato a fare altro, la mia creatività vola. È la musica che mi ispira il testo. La mia creatività non nasce mai da un’intenzione».
A scuola? È intelligente, ma...
La curiosità della giovane platea si spinge anche a capire che giovane studente fosse «quel signore attempato, ma tenuto bene» (come si è autodefinito lo stesso Brunori): «Ero uno studente modesto. Avevo buona memoria e un’ottima parlantina. Ero il classico “è intelligente, ma non si applica”. Da una parte vivevo la scuola come una gabbia e dall’altra pensavo fosse un ambiente piacevole. Le cose positive sono sicuramente state le relazioni con alcuni docenti e l’incontro con umanità differenti, soprattutto per un ragazzo come me che arrivava da un paesino di 400 abitanti. Da maschio calabrese non ero stato educato alle emozioni, non si poteva piangere: la professoressa di francese in questo è stata stimolante e di aiuto».
Un lungo applauso e la rituale foto di gruppo per rendere il momento del saluto indelebile. L’incontro finisce, ma – osservando gli occhi dei giovani presenti – quello con Dario Brunori sarà un incontro che difficilmente scorderanno.



