Blanco a Milano: il golden boy di Calvagese è già icona generazionale

Spettacolo impeccabile lunedì sera in un Forum di Assago sold out, e mercoledì si ripete. Lo show diventa un rito collettivo: «Siete una famiglia!»
Enrico Danesi
Blanco sul palco del Forum di Assago
Blanco sul palco del Forum di Assago

Dimentichiamoci il Blanco trasgressivo degli esordi, il calciatore (di rose sanremesi) come pure il ragazzo associato alla trap nonostante ne abbia sempre rifuggito l’estetica, mentre i suoi live mostravano semmai un’attitudine punk.

Quello visto lunedì sera al Mediolanum Forum, in una delle tappe più attese (e sold out) del tour nei palazzetti (mercoledì la replica), è un cantante e autore di pop contemporaneo, maturo, che non lascia nulla al caso, dalle scenografie video mirabilmente cangianti alle scelte di repertorio, agli abiti di scena (prima casual, poi un elegante total black con asciugamano in tinta per detergere il sudore, alla Pavarotti). Andando comunque dritto per la sua strada, latore di una proposta musicale ibrida e di sicuro impatto, che continua a sfuggire all’inquadramento preciso in un genere.

Nessuna etichetta

D’altronde, lo disse ai tempi del primo tour nei teatri (correva il 2022), e da quella linea non si è più scostato, (anche a costo di polemizzare con Laura Pausini, come avvenuto sull’impiego dell’autotune): «Non mi interessano le etichette: quello che mi importa veramente è fare musica, e la musica andrebbe solo ascoltata, senza fornire definizioni».

Dalla musica, e dal contestuale ridimensionamento dell’esposizione mediatica, è in effetti ripartito Riccardo Fabbriconi (così il golden boy di Calvagese della Riviera all’anagrafe) dopo un periodo che – lo si desume da alcune stringate dichiarazioni e dai testi autobiografici dell’ultimo disco, «Ma’» – dev’essere stato piuttosto difficile, soprattutto per la gestione di un successo di portata enorme, arrivato a meno di vent’anni.

Lo show

Il concerto di Milano, e la tournée nel suo complesso, hanno certificato almeno un paio di cose. In primis, che Blanco non è una meteora: ci vorranno forse ulteriori conferme affinché diventi un’icona della scena pop nazionale, ma già si è guadagnato un posto al sole quale rappresentante musicale carismatico di una generazione. In seconda battuta, si percepisce come il suo pubblico stia crescendo con lui: se quattro anni fa c’erano orde di pre-adolescenti, controllati a vista dai genitori, che urlavano e si mettevano le mani nei capelli a ogni mossa del loro idolo, oggi ci sono ragazze e ragazzi rigorosamente in piedi (anche quando hanno pagato per costosi posti a sedere), che cantano ogni canzone con entusiasmo partecipe, insieme a trentenni, quarantenni e cinquantenni che pure non si sottraggono ai riti collettivi del salto, del ritornello gridato, dell’ovazione. A tutti indistintamente Blanco si rivolge – in una delle poche interlocuzioni con la platea – riconoscendo: «Siete una famiglia!».

La scaletta

In scaletta 28 canzoni brevi, come da stile compositivo della casa, ed infatti esaurite nell’arco di cento minuti: ci sono campionamenti e l’autotune, ma è un live molto suonato, da una band di ottimo livello. E c’è molta varietà ritmica, dalla performance fisica di «Belladonna» alla ballad acustica «Nostalgia», ai volumi alti di «Tanto non rinasco», «Mi fai impazzire» e «Notti in bianco». La chiusura è lasciata ai «Brividi» del trionfo sanremese, «Un posto migliore» e alla title-track di «Ma’», dedica per nulla formale e invece molto personale alla sua mamma.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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