L’anima di Rory Gallagher accende il Castello di Soiano

La Band of Friends chiude il Soiano Blues Festival con un concerto travolgente nel segno del leggendario chitarrista irlandese. In apertura, le armonie folk-blues degli Harmoon conquistano il pubblico con brani originali e un’intensa dedica a Glen Hansard
Enrico Danesi
La Band of Friends suona Rory Gallagher
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La Band of Friends suona Rory Gallagher

La produzione del leggendario chitarrista irlandese proposta dalla Band of Friends, che miscela l’esperienza diretta in materia della sezione ritmica composta da Gerry McAvoy e Brendan O’Neill (per anni in studio e sul palco a fianco di Gallagher) con la vigorosa freschezza chitarristica del virtuoso Jim Kirpatrick.

Il risultato è assolutamente spettacolare, come hanno potuto constatare gli spettatori che hanno affollato il Castello di Soiano (strapieno) per l’appuntamento conclusivo del Soiano Blues Festival. Dando ragione ancora una volta a Giancarlo Trenti di Slang Music, che ha messo i tre sotto contratto dopo averli sentiti in Irlanda, il loro Paese, in cui hanno un seguito notevole, cresciuto ulteriormente quando hanno accompagnato il magnifico Joe Bonamassa in una residenza a Cork, nel reiterato tributo allo stesso Gallagher che è sfociato in un album dal vivo e in un filmato memorabili, appena pubblicati.

In apertura

In apertura, si faceva apprezzare il set di Harmoon, duo folk-blues formato dal bresciano Simone Bertanza e dalla siciliana Roberta Finocchiaro, accomunati da una passionaccia per Bruce Springsteen, che danno vita a un luminoso sodalizio artistico (e sentimentale). Belle voci che cantano in inglese e chitarre (di diverso tipo) che si accompagnano, rincorrono, sovrappongono, in un gioco di armonie che varia sovente il ritmo, anche alternando dolcezze e graffi, con un’ispirazione personale (i pezzi sono composti da loro stessi) che attinge dalla tradizione americana, arricchendola con sfumature inedite, frutto di background stratificati.

Tanto che, tra le canzoni messe in vetrina, ce n’è una che Finocchiaro ha scritto in dialetto catanese, «L’unni du mari», per omaggiare la sua terra, che a Soiano crea un ponte ideale tra il Mediterraneo e il Garda. Ma Roberta e Simone sono anche protagonisti di un tributo estemporaneo a Glen Hansard – prima busker, artista di strada, e poi cantautore da Oscar, tragicamente scomparso a inizio settimana – con uno struggente brano che hanno composto di getto, «Song for Glen». E si congedano con «Light and Dark», blues in stile Delta, che associa malinconie e bagliori fin dal titolo.

Ricordo indelebile

Non è facile restituire l’attitudine e l’energia di un musicista che, in una carriera non troppo lunga e zavorrata da eccessi, ha comunque lasciato un ricordo indelebile attraverso le sue performance live, tramandate da filmati d’archivio, molti dischi e dalle mirabolanti testimonianze di chi c’era. Ma se qualcuno ha i titoli per farlo, è senza dubbio il gruppo degli «amici» McAvoy, O’Neill e Kirkpatrick (in paio di brani affiancati dal chitarrista biellese Ricky Massini, più conosciuto nel resto d’Europa che non in Italia). Infatti sprigionano onde di energia pura e sfoderano riff travolgenti, che smuovono l’afa tropicale e spettinano gli spettatori delle prime file con una sequenza di gemme rock-blues quali «Moonchild», «Off the Handle», «A Million Miles Away», «Bad Penny», «Tattoo’d Lady», «I Fall Apart» e «Shadow Play».

Un genere mai troppo vario, che forse non è mai stato alla moda e che probabilmente non lo sarà mai, ma che per fortuna continua ad avere estimatori in tutto il mondo, insieme a interpreti di valore, capaci di regalare emozioni e concerti trascinanti come pochi altri.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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