Rosi, ceo di Sony Music Italy: «Attenzione a Joan Thiele, è super»

Sessantasei anni, bresciano, Andrea Rosi è – discograficamente parlando – una delle figure più importanti a livello nazionale. Una di quelle che tira le fila di un discorso complesso, affascinante, in costante evoluzione. È infatti Ceo di Sony Music Italy, la divisione tricolore di una delle major planetarie.
Joan Thiele
E oggi, oltre a rappresentare quasi un terzo degli artisti in gara con la propria label, punta forte su Joan Thiele, che è attesa sul palco dell’Ariston nella serata delle cover di venerdì, in duetto con Nayt – uno tra i rapper più interessanti e meno scontati del panorama italiano – con nientemeno che «La canzone dell’amore perduto» di Fabrizio De André, struggente brano del 1966.

La trentaquattrenne è stata in gara al Festival di Sanremo 2025 con la canzone «Eco». Ma è tornata sulla ribalta nazionale (anzi, internazionale) in modo prepotente domenica scorsa, nel corso della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Milano Cortina all’Arena di Verona. In uno show che voleva raccontare la «Beauty in Action», la bellezza in movimento, dell’arte e della cultura italiane, si è esibita sul palco con il ballerino Roberto Bolle. Hanno dato vita a una versione molto d’impatto del brano «Il mondo», di Jimmy Fontana, datato 1965.
Insomma, in pochi giorni la desenzanese è al centro dell’attenzione, in occasione di due eventi – le Olimpiadi invernali e il Festival – talmente importanti da non essersi fatti concorrenza. Tanto che il secondo è iniziato in ritardo per non sovrapporsi alle prime.
«Siamo a Sanremo con una forte rappresentanza, come da tradizione – racconta Rosi –. Abbiamo nove artisti in gara su trenta». Tra questi, naturalmente, anche Nayt, che nel 2024 ha pubblicato l’album «Lettera Q», edito da Columbia, per Sony Music Italy. Ma sotto l’ala di Rosi ci sono pure, tra gli altri, J-Ax, Enrico Nigiotti, Ermal Meta e Tommaso Paradiso.
«Sono molto soddisfatto della qualità di questo Sanremo – prosegue Rosi –. Come sempre, spetterà poi alla gente giudicare, dalla prima serata in poi. Mi aspetto un Festival che abbia un grande mercato. E, come sempre, le cose migliori emergeranno».
Tifo bresciano
«Tifo per Francesco». Da bresciano a bresciano, un pensiero su Francesco Renga, unico rappresentante della nostra terra in gara quest’anno, che è stato artista Sony per la bellezza di un decennio, ossia dal 2014 al 2024. «A lui, i miei miglior auguri – afferma con un sorriso il discografico –. Siamo amici fraterni da trent’anni. Faccio il tifo per lui».

Da bresciano a bresciana, come si diceva, il presente in casa Sony si chiama Joan Thiele. «La performance in occasione della chiusura delle Olimpiadi è stata sotto gli occhi di tutti. In questo momento Joan è una delle figure più interessanti della scena musicale».
Scena musicale
Quando si parla di questo tema si rischia di dire tutto e il suo contrario. Ne esiste ancora una? Dove sta andando? Se parliamo degli Anni 60 – epoca alla quale risalgono i brani di Fontana e Faber, per intenderci – ogni direzione era più chiara. Rosi risponde in modo schietto, ammettendo che «la risposta è un po’ complessa. La musica sta andando dove la gente vuole – afferma –. La musica va dove le nuove generazioni trovano un senso. Dipende poi dal tipo di pubblico cui si fa riferimento».
«Dall’età e dai modi di fruizione. Le nuove generazioni ascoltano principalmente musica italiana. Per quelle più adulte le canzoni internazionali mantengono elevata rilevanza. Comunque sia, le prospettive sono buone. Il mercato è in crescita da tanti anni e lo è anche adesso. Dovessi parlarti dei miei gusti personali, ascolto cose vintage. Ma l’attualità è molto interessante». A proposito di attualità. Joan Thiele ha annunciato un tour, e l’8 agosto sarà a Ponte di Legno.
Vecchio successo
Piccolo flash-back al 2022. I Måneskin, al cui successo Rosi ha contribuito in maniera determinante, tornavano a Sanremo da ospiti ed eroi, dopo aver vinto l’edizione precedente e pure l’Eurovision Song Contest. Un exploit simile sarà ripetibile?

«Davvero, non lo so – conclude Rosi –. Dopo il successo mondiale della band mi aspettavo che ci fosse qualcosa in grado di emulare quel percorso. Non c’è stato e, al momento, rimangono unici. Mi auguro però che qualcosa di simile possa riaccadere».
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