Al Vittoriale l’indie-rock dei Two Door Cinema Club

Anche se ha attirato solo un migliaio di spettatori nell’anfiteatro del Vittoriale, la band nordirlandese ha comunque ben figurato. Il concerto interrotto per quasi un’ora causa pioggia
Enrico Danesi
SPETTACOLI GARDONE RIVIERA ANFITEATRO DEL VITTORIALE FESTIVAL TENERAMENTE 2026 - TWO DOOR CINEMA CLUB  NELLA FOTO TWO DOOR CINEMA CLUB 21-07-2026 Marazzani@newreporter
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Il concerto dei Two Door Cinema Club al Vittoriale

Scenografia dai cromatismi psichedelici, bei racconti di vita quotidiana, sound indie-rock tendente alla dance dal ritmo serrato e dall’abito elettronico, una tenuta del palco compostamente elegante, perfino una britannica resistenza agli strali di Giove Pluvio. Sebbene abbiano attirato soltanto un migliaio di spettatori nell’anfiteatro caro al Vate, che suole ormai procedere a sold out, i Two Door Cinema Club hanno comunque ben figurato, nella capricciosa serata del Vittoriale, in cui l’organizzazione ha pure optato per una pausa (quasi) «asciutta», in attesa che si allontanassero i minacciosi tuoni e fulmini, assecondando le nuove clausole contrattuali di molte band anglosassoni quando affrontano i «tropici» italiani. Solo che è pure piovuto copiosamente, e il live del gruppo nordirlandese si è dovuto arrestare per quasi un’ora, dopo una manciata abbondante di brani convincenti. Da segnalare, a un certo, anche una sovrapposizione con lo show di fuochi d’artificio provenienti dal paese (e non è la prima volta che accade).

Il pubblico

Dalle nostre parti, la formazione capitanata dal rossocrinito Alex Trimble non ha lo stesso seguito che nel resto d’Europa, ma accanto a curiosi in ordine sparso, a Gardone Riviera c’era un battaglione di solidi appassionati (alcuni con maglietta d’ordinanza), pronti a scatenarsi e pure a lamentarsi bonariamente, perché «un live dei TDCC bisognerebbe goderselo in piedi…stare seduti è una tortura», come mi ha fatto notare la competente vicina di posto, che ha conosciuto le loro canzoni quando viveva a Dublino.

La scaletta

Anche se la sosta forzata ha tolto qualcosa allo show, i Two Door Cinema Club hanno celebrato come da copione il quindicesimo anniversario (caduto nel 2010) del loro album d’esordio, «Touring History», eseguito per intero, seppur non conservando l’ordine originale delle tracce e alternandolo anche con pezzi attinti dagli altri lavori in studio. Ad ogni modo iniziandolo con «Cigarettes in the Theatre», che parrebbe la combinazione ideale per avviare una relazione sentimentale, mentre «Come Back Home» mette forse a fuoco la maniera in cui essa finisce, e stati d’animo connessi.

C’era poi spazio per altri brani, tra cui la spumeggiante «Something Good Can Work», perfetto esemplare di trascinante british rock da garage (quello di Bangor in cui fu registrato l’ellepì). Alla ripresa, con tutti i presenti effettivamente in piedi (anche per evitare i seggiolini bagnati), il concerto è proseguito con «Sleep Alone» e, passando per «Next Year» e «Changing of the Season», ha trovato pagine travolgenti quali «Satellite» (cantata in un curioso falsetto), battenti come «Handshake», propiziatorie come «Lucky».

Lo stile

Una proposta musicale, quella dei Two Door Cinema Club che non ha nulla di troppo innovativo e rinvia alla due decadi precedenti la nostra sul versante dello stile, con qualche richiamo anche più risalente (vedi alla voce Talking Heads). Eppure continua a risultare decisamente fresca, vuoi per la genuinità con cui viene riprodotto il sound in questione, vuoi anche per la qualità chitarristica e delle melodie vocali che sa esprimere accanto al mood elettronico, a comporre un mix analogico-digitale mai stridente e per contro perfettamente integrato.

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