«Il Museo Orma di Pezzaze, testimonianza viva del passato»

L’intervista alla conservatrice Alessandra Massari: «Ogni oggetto custodisce una storia e racconta chi ha abitato la valle, come viveva e quali tracce ha lasciato»
Barbara Fenotti
Epigrafi tattili nella sezione sulla romanizzazione ed età romana - © www.giornaledibrescia.it
Epigrafi tattili nella sezione sulla romanizzazione ed età romana - © www.giornaledibrescia.it

Un viaggio nella preistoria e nelle radici della civiltà della Valle Trompia. Lo offre il Museo Orma di Pezzaze. Alla conservatrice, Alessandra Massari, abbiamo chiesto di introdurci alla collezione archeologica bresciana.

Dottoressa Massari, il Museo Orma racconta la storia più antica della Valle Trompia e di Pezzaze. Come lo presenterebbe a chi non l’ha mai visitato?

È una testimonianza viva del passato. L’edificio che lo ospita e la vicina torre medievale rappresentano la cornice ideale per un viaggio alla scoperta delle radici del territorio. Ogni oggetto custodisce una storia e, insieme agli altri, racconta chi ha abitato la valle, come viveva e quali tracce ha lasciato.

La conservatrice Alessandra Massari (a destra) - © www.giornaledibrescia.it
La conservatrice Alessandra Massari (a destra) - © www.giornaledibrescia.it

Il nome Orma richiama l’idea di una traccia lasciata nel tempo. Qual è il filo conduttore del percorso museale?

Orma significa Officina delle Radici Museo Archeologico e richiama il ruolo del museo come luogo di scoperta delle radici culturali della Valle Trompia. Il percorso parte dai cacciatori-raccoglitori del Mesolitico, attraversa il Neolitico, l’età del Bronzo e del Ferro e arriva all’epoca romana. Attraverso i reperti si segue l’evoluzione delle conoscenze e delle culture che hanno costruito l’identità del territorio.

Quali sono i nuclei principali della collezione archeologica e quali reperti aiutano meglio a leggere la presenza dell’uomo in questo territorio?

Le testimonianze dell’età del Ferro e del periodo romano consentono di leggere con maggiore chiarezza la vita quotidiana delle popolazioni della valle. Prima della conquista romana il territorio era abitato dai Triumplini, citati dalle fonti insieme a Reti e Camuni. I reperti raccontano una comunità che usava una scrittura affine a quella camuna, entrò in contatto con i Celti e resistette a lungo ai Romani. Ogni reperto testimonia la presenza dell’uomo; alcuni permettono di comprenderla in modo più completo.

Il museo dedica spazio anche alla romanizzazione e all’età romana. Che cosa raccontano queste testimonianze della Valle Trompia antica?

La sezione dedicata all’età romana racconta l’incontro tra i Triumplini e Roma: dai primi contatti alla conquista, fino alla graduale assimilazione culturale. Le epigrafi consentono di conoscere persone realmente esistite: Staius, capo della comunità; Abascantus, schiavo liberato di origine greca; Filete e altri protagonisti della vita locale. Emergono inoltre i culti religiosi del territorio, da Tullino e Brasseno fino a Giove, Mercurio e Minerva.

Pettine in osso dalla Necropoli di Villa Carcina (VII sec. d.C.) © www.giornaledibrescia.it
Pettine in osso dalla Necropoli di Villa Carcina (VII sec. d.C.) © www.giornaledibrescia.it

Un ruolo importante hanno avuto i collezionisti. Quanto hanno contato queste figure nella costruzione della memoria locale?

I lasciti di Pierpaolo Cotelli, Pierluigi Piotti e Costanzo Caim permettono di leggere aspetti differenti della storia valtrumplina: dalle testimonianze archeologiche più antiche fino alla vita economica, amministrativa e rurale dei secoli successivi. Figure animate dalla volontà di custodire il passato e trasmetterlo alle generazioni future.

Accanto al museo, nella Torre medievale, trova spazio la collezione etnografica Costanzo Caim. Come dialogano archeologia e cultura materiale più recente?

Raccontando vita quotidiana, attività, strumenti e capacità dell’uomo. I reperti mostrano l’evoluzione dell’ingegno umano: oggetti lontanissimi tra loro rivelano continuità sorprendenti. È il caso della macina litica neolitica, che nel tempo evolve in strumenti sempre più sofisticati fino ad arrivare agli utensili più recenti della cultura contadina.

Strumenti per la lavorazione del latte, della collezione Costanzo Caim © www.giornaledibrescia.it
Strumenti per la lavorazione del latte, della collezione Costanzo Caim © www.giornaledibrescia.it

C’è un reperto, un oggetto o una storia che sorprende particolarmente i visitatori?

Alcuni restano affascinati dalla storia di una giovane donna segnata da difficoltà alimentari; altri immaginano la vita dei cacciatori sui monti o scoprono con sorpresa che soldati triumplini prestarono servizio nelle legioni romane e vennero ricordati da iscrizioni ritrovate anche lontano dalla valle.

Che pubblico incontra oggi il Museo Orma e quale ruolo hanno scuole, famiglie, laboratori e attività didattiche?

Grazie alla collaborazione con ScopriValtrompia, il museo propone attività rivolte a pubblici differenti: adulti, gruppi, famiglie e bambini. Le scuole, soprattutto della media e alta valle, partecipano con interesse ai laboratori didattici. Le attività spaziano dallo scavo archeologico simulato fino a esperienze pratiche legate a tessitura, agricoltura, intreccio e produzione di colori naturali.

La sede del Museo Orma di Pezzaze © www.giornaledibrescia.it
La sede del Museo Orma di Pezzaze © www.giornaledibrescia.it

Guardando ai prossimi anni, quali sono i progetti e le ambizioni del museo?

L’obiettivo è continuare a crescere ampliando l’offerta culturale, pur dovendo fare i conti con limiti logistici e risorse contenute. L’auspicio è rafforzare il ruolo di Orma come museo dell’intera Valle Trompia, coinvolgendo sempre più amministrazioni e realtà del territorio. Una sfida che punta a trasformarlo in un punto di riferimento condiviso per la storia della valle.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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