Cultura

Messori, la morte nel Venerdì Santo e la fede in Gesù

La straordinaria coincidenza della vicenda del giornalista e intellettuale cattolico, morto alle 21.45 della sera della Passione con nel cuore la certezza della Resurrezione pasquale
Vittorio Messori - © www.giornaledibrescia.it
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«Di Gesù non si parla fra le persone educate... come il sesso, il denaro e la morte è argomento che mette a disagio». Lo si ritiene materia di sapienti e teologi e «la difficoltà a crearsi un’opinione personale ha fatto sì che ciascuno distogliesse il pensiero dal problema». Invece lui, giovane giornalista e scrittore, in quell’argomento volle entrarci fino in fondo per «un’indagine laica» che si basasse «su dati incontestabili».

Nacque così «Ipotesi su Gesù», libro scomodo che divenne bestseller mondiale, tradotto in 22 lingue con milioni di copie vendute. Quel testo era l’approdo di dodici anni di studio, ma era anche l’inizio di una ricerca poi proseguita con altri libri posti come pietre miliari: «Patì sotto Ponzio Pilato?», «Dicono che è risorto», «Scommessa sulla morte». Ed è solo seguendo questo filo rosso che si coglie la straordinaria coincidenza della vicenda di Vittorio Messori, morto alle 21.45 del Venerdì Santo, la sera della Passione con nel cuore la certezza della Resurrezione pasquale. Avrebbe compiuto 85 anni fra pochi giorni, era malato di cuore e da tempo dedicava gran parte della sua giornata alla meditazione e alla preghiera.

Il suo luogo dello spirito era la Cappella della Madonna dell’Ulivo, nel giardino dell’Abbazia di Maguzzano, sulle sponde del lago di Garda. Vittorio Messori era legato fortemente al Bresciano, dalle nostre parti era venuto da piccolissimo, sfollato, ed era poi tornato da scrittore affermato e maturo, in cerca di un luogo del cuore.

Percorso spirituale

Era nato a Sassuolo nel 1941. Raccontava: «Ho avuto un’educazione figlia di quella parte di Emilia atea e concreta, in casa si guardava alla Chiesa e ai preti come fumo negli occhi». Ancora giovanissimo Messori approdò con la famiglia a Torino, dove all’università ebbe come maestri Luigi Firpo e Norberto Bobbio. Si laureò in Scienze politiche con Alessandro Galante Garrone. Era uno studente brillante, destinato alla carriera accademica. «Prendevo la vita come veniva», raccontava.

E invece, proprio durante la ricerca per la tesi di laurea iniziò a leggere la Bibbia. E restò affascinato dai Vangeli. Rivelava: «Nel mio avvicinamento al Cristianesimo fui affascinato prima di tutto dalla parola di Gesù, poi dalla presenza eucaristica, dalla liturgia». La conversione lo pose in contrasto con i suoi maestri. Era il 1964 e Messori si iscriveva all’istituto della Pro Civitate Christiana di Assisi. Ad Assisi incontrò anche Rosanna Brichetti, che diventerà poi sua moglie. Tornato a Torino, prima venne assunto dall’editrice Sei, quindi entrò al quotidiano Stampa Sera per poi approdare a Tuttolibri de La Stampa.

Con «Ipotesi su Gesù» guadagnò fama internazionale. Le Edizioni San Paolo lo vollero a Famiglia Cristiana, poi al mensile Jesus. Messori diventava così scrittore e pensatore di riferimento per un vasto pubblico. Da convertito, come spesso accade, spiazzava i propri interlocutori. Affrontava temi complessi con un linguaggio piano e diretto. Indagava le ragioni della fede, amava le grandi visioni e le storie personali.

La sua «Inchiesta sul Cristianesimo» raccoglie interviste a 47 personaggi della cultura, da Umberto Eco ad Hans Kung, da Jean Guitton a Pietro Citati, Leonardo Sciascia ed Elémire Zolla. Era di un rigore convinto, eppure provava un poco di fastidio per i moralisti e diceva: «Senza il chiodo della fede l’attaccapanni della morale non può star su».

Nel 1984, pubblicava «Rapporti sulla fede», frutto di lunghe conversazioni durante una vacanza a Bressanone con il cardinal Joseph Ratzinger, allora a capo del Dicastero della Dottrina. Dieci anni dopo dava alle stampe «Varcare le soglie della speranza», libro-intervista con papa Giovanni Paolo II.

Già in quegli anni emergeva con forza un altro tema caro a Messori, quello mariano, che portò al volume «Ipotesi su Maria» e a molte altre testimonianze in articoli e interventi. In particolare sui saggi relativi alle apparizioni e ai miracoli di Lourdes. Il ritrovamento casuale di una statua abbandonata fra le sterpaglie nella zona di Maguzzano lo portò ad edificare la cappella della Madonna dell’Ulivo, negli ultimi anni luogo del suo rifugio e di lunghe meditazioni.

Come non condividere quanto sottolinea l’Osservatore Romano: «Colpisce che un autore che ha dedicato ogni sua energia a ricostruire la figura di Gesù abbia concluso la sua esistenza nel giorno in cui i fedeli del mondo fanno memoria della morte del Nazareno sul Calvario».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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