Brescia ferita sotto le bombe. È questa l’immagine che si staglia in copertina sul nuovo numero (il 34) della rivista Biesse, il periodico bimestrale edito da Fondazione Negri e dedicato alla storia della provincia bresciana. Il fascicolo sarà in edicola da martedì 12 maggio, in abbinamento con il Giornale di Brescia, a 8 euro più il prezzo del quotidiano.
Le rovine
In primo piano il volto sfigurato della città, le strade devastate dalle bombe della seconda guerra mondiale, le macerie a ingombrare ogni passaggio. «Fotogrammi di morte» restituiti negli straordinari scatti provenienti dagli archivi della Fondazione Negri: via Dante irriconoscibile, la distruzione della sede dell’Università Cattolica e Collegio Arici; le chiese di Sant’Afra (ora Sant'Angela Merici), Sant’Alessandro, San Francesco e i Miracoli (di cui si salvò la facciata, protetta per tempo) gravemente lesionate, le colonne di fumo che si innalzano dal centro urbano…
Ancora una volta le pagine proposte da Biesse si configurano come una sorta di viaggio fra passato e presente. «A patto – avvertono l’editore Mauro Negri e il direttore Marcello Zane nell’editoriale – che si tenga a mente il suggerimento proustiano che occorra guardare ogni volta alle stesse terre conosciute ma con nuovi occhi. Non a caso sappiamo che la metafora della vita è il viaggio, ma lo è anche il racconto stesso del viaggio. Viaggiare per scoprire se stessi, per mettersi alla prova e scoprire (meglio: riscoprire) luoghi che non abbiamo mai visto, ma che sono gli stessi nei quali viviamo».
Le pagine si aprono con il confronto tra ieri e oggi, che vede protagonista piazzale Cremona. «La città che cambia» affronta tre interessanti retrospettive: i cancelli daziari e i caselli di porta Venezia installati nel 1826 e demoliti nel 1907 circa, a fare davvero di piazzale Arnaldo la «porta» della città; una ancora bucolica visione dei Ronchi di Brescia negli anni Trenta del ‘900 e «A cavallo in città» con la trasformazione nel 1845 della chiesa di Sant’Antonio in Cavallerizza (oggi sala espositiva) grazie all’opera dell’architetto Donegani.
La Mille Miglia
«Vita bresciana» è dedicata alla prima Mille Miglia rievocativa: l’anno prossimo la Freccia Rossa compirà cento anni e i cinquanta della sua rinascita come corsa di regolarità. Sempre ricca la rubrica «Una provincia dinamica», che accende i riflettori sul Piroscafo Città di Bergamo attivo dal porto di Iseo negli anni Trenta del secolo scorso. «Un ponte indispensabile» è quello sull’Oglio, composto da nove archi e ricostruito dopo la guerra. Quindi un «municipio per due comunità», quello di Poncarale-Flero (nuovo comune creato nel 1928), opera dell’architetto di Bagnolo Mella Vincenzo Guerrini, e «la preghiera in Conche», l’antichissimo santuario ed eremo in territorio di Nave a oltre mille metri d’altitudine, che forse ospitò San Costanzo alla fine dell’XI secolo.
Come di consueto, Biesse non tralascia di considerare l’operoso mondo industriale bresciano, visitando la straordinaria azienda Tubi di Giulio Togni, che, nata nel 1903 nella zona dell’attuale Comparto Milano, produce condotte forzate – tubazioni e dove si lavora su di un’area iniziale di circa 4.000 mq, collegata con la linea ferroviaria Milano-Venezia. Il personaggio di questa edizione è Francesco Castagna (1897- 1970), ragioniere, sindacalista e geniale inventore, che, tra l’altro, brevettò un giunto antimartellante per rotaie, sperimentato una prima volta nel 1938 e a utilizzato lungo un tratto di ferrovia presso Treviglio. Altro ancora su Biesse, fra storie di vita e storie di oggetti, tra passato e contemporaneità.



