Da Corso Zanardelli alla provincia operosa: Biesse è in edicola con il GdB

«Trentatré è il numero che il medico ordinava di pronunciare ad alta voce per farci sentire in buona salute. E 33 è il numero di Biesse che i lettori hanno da oggi fra le mani (8 euro più il prezzo del quotidiano): rivista quindi che gode di ottima salute e che ormai da più di cinque anni accompagna i bresciani alla scoperta del nostro territorio e della sua storia».
Aprono con queste parole il loro editoriale Mauro Negri e Marcello Zane nel nuovo numero (il 33esimo, come detto) della rivista Biesse, a sottolineare che le tessere della nostra storia trovano collocazione in una nuova cornice, la trentatreesima appunto, come di consueto impreziosita dalle straordinarie immagini provenienti dagli archivi della Fondazione Negri.

In primo piano è Corso Zanardelli, «platea per ogni esigenza», per definizione e tradizione il centro della città pubblica, dove si sono srotolate sfilate militari, innumerevoli passaggi di cortei di protesta o di appoggio, transito di manifestazioni sportive fra ali di folla plaudente. Un Corso, cioè, come «tappeto» ove la città ha accolto, festeggiato, applaudito eventi occasionali, riti annuali, flussi di gente diligentemente incolonnata o sciolta in gruppi.

«La città che cambia» affronta tre importanti snodi: la nascita, nel 1902, dell’Ospedale dei Bambini che la città volle dedicare a re Umberto I, sulla scia della commozione suscitata dal suo assassinio avvenuto a Monza nel 1900; l’apertura ad opera dello Iacp di Brescia (oggi Aler) del cantiere per la realizzazione delle case degli operai in via Carducci, alla fine degli anni ‘50, grazie al contributo della Società Om e del Piano statale di incremento dell’occupazione; e infine il «ritrovo identitario» ovvero il circolo operaio «Quarto Stato» all’angolo fra via Attilio Franchi e via sant’Eustacchio, accanto all’industria aperta a fine ‘800 dai Fratelli Franchi.
Dall’aria all’acqua
Molto ricca la panoramica denominata «Una provincia dinamica». Si comincia con il regio aeroporto militare «Luigi Olivari», installato nel 1915 nella campagna a nord di Ghedi e che, dopo un primo anno di relativa tranquillità, successivamente alla disfatta di Caporetto registrava la più alta concentrazione di aviazione offensiva allora disponibile in Italia.

Si prosegue con l’affascinante spettacolo delle bisse del Garda, immortalate a fronte di un gremito nuovo lungolago di Salò, appena costruito a seguito del terremoto, per poi andare ad esplorare le cantine da Barletta, originate dall’idea di portare a Brescia per il «taglio» del nostrano i vini meridionali e quindi godersi la vista di un «nuovo panorama elettrico», una bella veduta della centrale idroelettrica atta ad alimentare il cotonificio di Roè, nella pienezza del suo funzionamento nell’anno 1906, con sullo sfondo la pregevole rocca di Vobarno.
Ancora qualche assaggio: il mondo operoso, industriale, anima della nostra terra, che Biesse non tralascia mai di considerare e che prende forma nel lanificio svizzero a Gavardo, costituito il 27 giugno del 1889, connotato dalla perfetta organizzazione ed i cui filati trovavano sbocco nei mercati di città quali Firenze, Milano, Genova, Bologna.
Inoltre il «personaggio» di questo mese, il maestro Carlo Lanza di Clusane, la cui passione per l’arte fotografica lo spinse «a documentare con semplicità, attenzione, profonda sintonia e immediatezza la realtà del suo paese di tutti i giorni, la sua gente, la sua vita, con una qualità fotografica decisamente elevata, come spesso si riscontra con il lavoro dei fotoamatori».
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