La voce «Propaganda» scritta da Denis McQuail nel 1997 per l’Enciclopedia delle Scienze sociali della Treccani, è stata ora riedita dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, nella forma di agile volume, con una corposa introduzione di Massimiliano Panarari, sociologo ed editorialista di varie testate, tra cui il Giornale di Brescia. Il breve saggio del sociologo della comunicazione britannico «procede secondo una prospettiva genealogica» e risulta ancora oggi molto prezioso non solo perché analizza con grande acutezza il concetto di propaganda a partire dalle sue origini nell’ambito della Controriforma cattolica (la Congregatio de Propaganda Fide, istituita il 22 giugno 1622) esplorandone le diverse mutazioni, ma anche perché, ci ricorda il curatore, si presenta come un’utilissima rassegna di tutte le riflessioni novecentesche sul tema.
Veicolare le percezioni
McQuail descrive la propaganda come una forma di comunicazione che intende influenzare l’opinione pubblica attraverso messaggi persuasivi, non di rado basati su tecniche psicologiche, allo scopo di veicolare in una certa direzione le percezioni delle persone su questioni di interesse pubblico. A prescindere da ogni considerazione di ordine etico, il tema della propaganda appare strettamente connesso alla questione del controllo dei mass media e a quella delle tecniche di comunicazione professionale che hanno un ruolo decisivo nella diffusione di messaggi propagandistici.




