Cultura

Manera: «Sogno la pensione a Salò, ristrutturerò la mia vecchia casa»

Simone Tonelli
L'attore di Zelig festeggia oltre quattro decenni di carriera portando in scena al Teatro S. Giulia il nuovo show «Cortocircuito», attraverso il quale l'artista bresciano riflette sul desiderio di tornare alle proprie radici sul Garda
Leonardo Manera porta la «sua» Salò in spettacolo
Leonardo Manera porta la «sua» Salò in spettacolo
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Leonardo Manera: il comico di Zelig ci parla proprio dalla sua Salò: «Sto per ristrutturare la casa dove sono cresciuto. Quest’anno festeggio 41 anni di attività, da quando 17enne mi sono esibito la prima volta, all’Hotel Benaco, poco distante da dove abitavo». «Non ho mai fatto altri lavori» aggiunge.

41 anni per 40 personaggi e 4.000 spettacoli dal vivo. Grandi numeri e la consueta voce pacata che distilla ironia: abbiamo intervistato l’attore in occasione del suo ultimo spettacolo, «Cortocircuito», che, dopo il tutto esaurito al Manzoni di Milano, arriva a Brescia al Teatro S. Giulia del Villaggio Prealpino domani 9 aprile alle 21 (biglietti a 25 e 30, anche in prevendita su ticketone).

Di recente lei, Leonardo Bonetti (il suo vero nome, ndr), è stato in tv a Zelig per il trentennale della trasmissione, portando personaggi “storici”, come il paziente sotto ipnosi o la coppia del «cinema polacco», nonché il più recente «Mariolino Pandoro». Li vedremo anche nel suo show a Brescia?

L’ultimo sì, un venditore di case che tenta quasi di sedurre fisicamente il cliente, pur di vendere l’abitazione...

A Zelig è tornato anche il classico del gioco a due con Claudio Bisio come spalla comica…

Sì, ormai sono anni che lo facciamo, quindi il bello è che non dobbiamo neanche provare e tutti sono contenti perché non si perde tempo (ride, ndr).

Quali sono i suoi modelli comici?

Quando ho cominciato a Zelig, ancora nel locale di cabaret, ho incrociato Antonio Albanese e l’ho sempre ammirato per la sua abilità di inventare, non imitare, personaggi. È un’arte che amo anche io. Tra i giovani apprezzo Max Samaritani, secondo me farà strada.

Cosa porterà sul palco a Brescia?

Questo cortocircuito che tutti viviamo, tra nostalgia del passato e necessità di adattarsi al “futuro”. Vogliamo mangiare sano e al supermercato compriamo i semi di chia e le bacche di goji, poi il carrello ci sembra triste e prendiamo mezzo chilo di insalata russa in rosticceria. Una voce fuori campo, sorta di dea della modernità, mi ammonisce perché non so stare al passo coi tempi.

Nostalgia: cosa ricorda più volentieri della sua carriera?

Un festival di cabaret che vinsi, premiato da Alberto Sordi, con cui feci anche due chiacchiere. Poi gli anni 2000 a Zelig: un successo inaspettato che colse di sorpresa tutti noi comici. E da qualche anno Radio 24, dove trasmetto dal martedì al venerdì, con Alessandro Milan, dalle 9 alle 11. Ho scoperto un rapporto nuovo e diretto col pubblico.

Ed anche una vena creativa impressionante: oltre un monologo a settimana e non solo su temi comici. Ne sentiremo qualcuno anche a teatro?

Uno sì, sarà nello spettacolo. Ma la radio mi ha dato la voglia di far ridere anche di cose serie, di riflettere sulla società di oggi.

Ha ancora sogni nel cassetto?

Dopo più di 40 anni di lavoro sogno la pensione e di spostarmi da Milano a Salò; anzi, visto che devo ristrutturare casa, se c’è qualcuno che legge e mi dà una mano è gradito (chiosa il comico tra serio e faceto, ndr).

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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