Cultura

«Vi racconto gli anni d’oro di Zelig, quando tutti ci si conosceva»

Giorgio Zanetti, noto per il personaggio di Suor Letizia, ricorda gli esordi a teatro e in trasmissione, in occasione dei trent’anni del programma tv
Suor Letizia a Zelig Off
Suor Letizia a Zelig Off
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Italia, 2004. Sabato mattina. Tutti, ma proprio tutti, parlano di una cosa sola: la puntata di Zelig del giorno prima. Sono gli anni in cui la comicità è diventata pop, uscendo dalla sua nicchia. Tutto grazie – appunto – a Zelig. Da quando il cabaret è passato dal teatro alla tv nazionale, i veri vip italiani sono loro: i comici e le comiche. Ale e Franz, Sconsolata, Teresa Mannino, Katia Follesa, Paolo Cevoli… Le loro battute sono diventate un intercalare. E i loro personaggi sono leggendari. Da allora sono trascorsi quasi vent’anni – quaranta, se contiamo la nascita dello storico cabaret ancor prima che arrivasse in tv, e trenta dalla prima messa in onda –  e da lì passarono anche alcuni bresciani. Tra loro – oltre a Leonardo Manera – Suor Letizia. Giorgio Zanetti, pardon. Ma all’epoca era conosciuto proprio per il personaggio della religiosa, che inventò appositamente per il programma. Come ci racconta lui – che è anche voce di Radio Bresciasette – in quest’intervista.

Giorgio, quando esordì a Zelig?

A teatro ho esordito nel 1994, a gennaio. Allora, quando riuscivi a essere in programmazione a Zelig, cominciavi a essere considerato un comico vero. Era una sorta di battesimo. E non era una serata sola: ci si esibiva dal martedì al sabato, tutte le sere. L’esordio televisivo è stato invece nel 2003. Quando il progetto arrivò in tv non lo abbracciai subito, perché ero impegnato in altre produzioni Mediaset. Ma arrivai comunque negli anni d’oro, quelli da dieci milioni di spettatori a puntata.

Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, alla conduzione di Zelig dal 2004 al 2010 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Vanessa Incontrada e Claudio Bisio, alla conduzione di Zelig dal 2004 al 2010 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Suor Letizia com’è arrivata?

Il personaggio è stato creato appositamente per Zelig. Cercavo un’idea che potesse essere adatta alla trasmissione. Venivo da tanti anni di tv in cui avevo portato l’agricoltore Cobas. Avevo fatto la tv svizzera, «Beato tra le donne»… Dopo qualche anno quel personaggio non era più una novità. Da lì, Suor Letizia. A Zelig Circus (che trasmetteva dal tendone circense a Sesto San Giovanni, ndr) mi esibii fino al 2005. Poi feci due edizioni di Zelig Off.

Com’era fare il comico in quegli anni?

Molto familiare, ci si conosceva davvero tutti. La maggior parte del gruppo veniva dai cabaret milanesi, proprio come me. Qualcuno entrava, qualcuno usciva... All’inizio eravamo noi, poi Zelig iniziò a cercare artisti da tutta Italia. Questo mi permise di venire in contatto con persone che non conoscevo per niente, oppure che conoscevo solo di nome e che avevo incontrato solo di sfuggita durante qualche tournée al Sud. La cosa bella? C’era moltissima solidarietà tra colleghi. C’era competitività, naturalmente, soprattutto ai provini – era una selezione naturale – ma anche tanto supporto reciproco. Ci si aiutava nella ricerca dei testi, delle battute, ci si consigliava a vicenda… Ho legato con tanti artisti e sono nate belle amicizie (come quelle con Leonardo Manera, Luca Klobas, Max dei Fichi d’India...), anche perché si viaggiava molto spesso insieme, per teatri.

Giorgio Zanetti nei panni di Suor Letizia
Giorgio Zanetti nei panni di Suor Letizia

Il cabaret oggi ha lasciato il passo alla stand-up comedy di taglio anglosassone...

La differenza sostanziale tra la comicità di allora e quella odierna è che oggi non ci si maschera più. Oggi si parla di se stessi, realmente. Noi usavamo la fantasia. Io portavo sul palco una suora: per farla, ho approfondito il personaggio. Se qualcuno interpretava un benzinaio o un politico, lavorava per anni sullo stesso personaggio, indagandolo a fondo. Oggi la comicità è più legata al reale, alla vita. Anche allora esistevano comici e comiche che facevano quel tipo di spettacolo, ma Zelig cercava  esplicitamente dei personaggi. Persone che impersonassero qualcosa di sociale: una suora, un ragazzo di periferia come Giancarlo Kalabrugovic, l’assessore Palmiro Cangini di Paolo Cevoli…

Zelig è stato per moltissimi il palco della gavetta e c’è stato un tempo in cui praticamente tutti, da Aldo, Giovanni e Giacomo a Max Angioni, da Geppi Cucciari a Teresa Mannino, dovevano passare di lì prima del successo. Oggi c’è qualcosa di paragonabile?

Zelig aveva il potere dei grandi ascolti. Era una vetrina che ti rendeva popolare. Oggi i social hanno diversificato i palchi: gli ascolti in tv sono calati, ma le trasmissioni pescano da Instagram, TikTok e Youtube. Allora eri tu che entravi nell’imbuto del cabaret in tv e, se eri bravo, ne uscivi con le tue forze. Zelig dava modo a comici già bravi di uscire dalla nicchia per raggiungere un pubblico enorme.

Come vede la nuova generazione?

Vedo tanti ragazzi che ci stanno provando. Vedo che c’è la stessa volontà che avevamo noi. Ma i social hanno un po’ appiattito la fantasia. Molti di questi artisti si somigliano nello stile, nel modo di fare… Però ci sono tanti ragazzi bravi. Molti non hanno ancora un nome, ma c’è un movimento interessante. Vedremo cosa uscirà dalla selezione naturale. In fondo, questa funziona come ai miei tempi.

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