«Io come la mia Nuria, tra ossessioni, preoccupazioni e tanti sensi di colpa»

La scrittrice Clara Sánchez a Librixia ha parlato della protagonista de suo romanzo «La stanza della verità»
Lisa Viviani
SPETTACOLI  LIBRIXIA 2026 ARENA PIAZZA VITTORIA   INCONTRO CON CLARA SANCHEZ  con NGIORGIO BARBAGLIO -LA STANZA DELLE VERITA'  NELLA FOTO CLARA SANCHEZ 02/10/2026 newreporter©favretto
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Librixia 2026, l'incontro con Clara Sánchez

«La stanza delle verità» (Garzanti) di Clara Sánchez racconta di tutto mentre apparentemente non racconta niente. La trama del romanzo, infatti, è di per sé scevra di grandi avvenimenti. Nuria ha un marito che forse la tradisce, un figlio che vive all’estero e sogna di andare sulla luna e dei vicini con un’immensa villa che cadono in disgrazia chissà per quale motivo. Lei, nel frattempo ama passare le giornate chiusa in casa e trascorrere il tempo arredandola, dormicchiando e rimandando la scrittura di un articolo. È forse in burnout, dal lavoro e dalla vita. E non solo perché un tempo ha fuso vita e lavoro, ma perché ha confuso a lungo il vivere con lo scrivere, credendo che la facoltà poietica esercitata sulla carta da scrittrice funzionasse anche nella vita. Si è illusa, insomma, di avere il controllo su personaggi, finale e senso.

L’incontro

Un’illusione, se non fissazione, che l’autrice, intervistata a Librixia 2026 dal direttore del Giornale di Brescia, Giorgio Bardaglio, ha confessato di condividere con Nuria. «La mia personalità – ha raccontato – è fatta di molte ossessioni, molti limiti, molte preoccupazioni e molti sensi di colpa». Un profondo senso di responsabilità, ammette, la contraddistingue, per le cose che fa, che non fa e che fanno gli altri. Ed è proprio per fuggire dal peso di tale responsabilità, dalle preoccupazioni che comporta, che nasce il romanzo «La stanza delle verità» appena pubblicato in Italia.

Una via di fuga, un rifugio nella fantasia o, per meglio dire, nella realtà-finzione perché è un romanzo-autobiografia, dove Clara può permettersi di vivere nella casa di Nuria, molto meglio della sua, e dove Nuria scrive a mano il proprio articolo come Clara ha composto il suo romanzo. Un romanzo realista, che però è lontano dalla tragicità del verismo di Verga, tra gli autori italiani che Clara ha detto di ammirare molto. Perché se c’è una verità appresa nelle stanze della sua casa d’infanzia è che «la felicità non sempre deve essere allegra». Un apparente controsenso che però è forse l’unico antidoto al non-senso della vita.

Tra Vasco e il destino

Sebbene infatti Nuria, come Clara, si illuda di poter guidare il destino, tra amuleti e pensieri inconfessabili, concorda con quel che diceva Vasco, anche se non l’avrà ascoltato perché per la musica non ha orecchio: «Questa vita un senso non ce l’ha».

«La luna y las estrellas», La luna e le stelle, non a caso, è il titolo originale del romanzo. Quella luna su cui il figlio Cris fantastica di mettere piede, quelle stelle che illuminano le sere contemplate da Nuria. La stessa luna che, però, come rammenta il titolo dell’articolo che fatica a comporre, ha due facce, una delle quali resta insondabile. Le stesse stelle che, in realtà, sono solo un’illusione luminosa di un fuoco che si è già spento. Perché l’universo è un pasticcio: «Non c’è verso di capirci nulla perché è come uno di quei romanzi farraginosi, intricati e incomprensibili, di cui non si capisce se si tratti di un colpo di genio o di una stupidaggine» si legge nel libro.

Con ironia

Eppure, l’ironia della vita, che forse è la stessa che contraddistingue l’autrice, è che si aggiusta da sola. Perché come cantava Vasco «Sai che cosa penso? Che se non ha un senso, domani arriverà, domani arriverà lo stesso». E Nuria, che pensa tantissimo, pensa altrettanto. Così, proprio quando lascia che le cose accadano senza il suo controllo può arrivare anche una felicità allegra. Ma se non arriva, perlomeno può raggiungere la libertà, quella dalle aspettative proprie e altrui, quella che la inonda quando si chiude in casa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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