«A Legnano i Comuni lombardi scoprirono il valore dell’alleanza»

Domani al Brescia Storia festival il professor Canaccini parlerà della battaglia del 1176
Rosario Rampulla

Rosario Rampulla

Vicecaporedattore

La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli
La battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli

Federico Barbarossa e il mito di un imperatore prepotente e convinto di essere l’alfiere di Dio sulla terra. I Comuni lombardi che scoprono (per poco, in verità) che essere uniti può avere i suoi vantaggi. I (falsi) miti generatisi tra il «sacro suolo» di Pontida e le gesta eroiche di Alberto da Giussano. Sullo sfondo un luogo, Legnano, e una data: il 29 maggio del 1176. Un passaggio più simbolico che realmente impattante sui destini dell’Italia, ma che, negli anni, è assurto a simbolo della lotta contro l’oppressore. Con (purtroppo) un corollario di letture nazionaliste, sogni secessionisti e deliri para-patriottici.

Si intitola «29 maggio 1176. La battaglia di Legnano» l’incontro in programma domani, sabato 10 ottobre, nella Sala Grande del Teatro Grande di Brescia nel novero del Brescia Storia Festival (inizio alle 11, biglietto 10 euro; info su info@teatrogrande.it). Di cosa realmente significò e di che ripercussioni ebbe sulla storia dell’Italia di allora abbiamo parlato con Federico Canaccini (docente di Storia medievale alla Lumsa di Roma) che domani ne illustrerà ogni dettaglio.

Federico Canaccini
Federico Canaccini

Professor Canaccini, 850 anni dopo cosa resta a livello storiografico e non solo della battaglia di Legnano?

Fu un episodio che segnò in particolare l’Italia del nord e che ebbe una forte connotazione simbolica. Per la prima volta, infatti, i Comuni strinsero una alleanza contro un nemico, diciamo così, condiviso. Un nemico, nella fattispecie l’imperatore Federico Barbarossa, che era legittimato a rivendicare l’obbedienza e il rispetto delle leggi. Cosa che quelle città avevano messo da parte, sentendosi sufficientemente lontane dal potere centrale per non rispettarne le consegne.

Una rivendicazione legittima, ma esplicitata in modo piuttosto cruento. Barbarossa infatti nel 1162 aveva raso al suolo Milano e quando ridiscese in Italia non aveva certo intenzioni pacifiche...

Prima di analizzare più approfonditamente la personalità del Barbarossa, occorre fare una premessa: furono gli altri Comuni ad aizzarlo contro Milano, nell’ottica di togliere di mezzo un avversario che stava diventando troppo potente. Un atteggiamento che rispecchia perfettamente il clima politico di quegli anni. Tornando all’imperatore, lui si sentiva in qualche modo l’emissario di Dio sulla terra. Percepiva il suo regno come una missione legata anche alla fede. Non a caso fu lui, su input di papa Alessandro IV, a catturare Arnaldo da Brescia. Ma, allo stesso modo, quando si convinse che il Papa non teneva fede al proprio ruolo, elesse un antipapa. Era quindi una personalità davvero complessa.

Come spesso capita con eventi storici di grande portata, anche attorno alla battaglia di Legnano fiorirono alcuni falsi miti. Quali sono gli esempi più eclatanti?

Per prima cosa non esistono attestazioni di un giuramento fatto a Pontida né è mai esistito un Alberto da Giussano che ha guidato le truppe lombarde. Queste narrazioni parallele non risalgono all’epoca della battaglia, ma cominciarono a diffondersi 150 anni dopo, quando le città vollero rivendicare un ruolo più attivo. Fu allora che il cronista dominicano Galvano Flamma parlò di Alberto da Giussano, personaggio che rispondeva ad una necessità ben precisa: serviva un antagonista da opporre al Barbarossa.

Federico Barbarossa
Federico Barbarossa

Ma la battaglia ebbe, per così dire, successo anche in epoche successive...

In epoca risorgimentale venne citata come esempio di lotta per la libertà dell’Italia contro l’invasore, distorcendo in parte quanto realmente avvenuto. Poi negli anni ’80 arrivò Umberto Bossi, che - almeno inizialmente - concepì la Lega Lombarda in chiave antiromana. Un uso della storia con finalità propagandistiche i cui effetti si notano ancora oggi.

Quanto al rapporto, a volte controverso, con il papato, come descriverebbe l’atteggiamento del Barbarossa nei confronti di Roma?

Dopo il concordato di Worms, il papato aveva acquisito un potere enorme e si stava già preparando alle riforme degli anni successivi. In questa situazione di grande conflitto aiutare i Comuni contro il Barbarossa - che viveva con un po’ di fastidio il ruolo di braccio secolare del potere divino - fu una scelta mirata a colpire in modo pesante l’egemonia imperiale.

Come descriverebbe la scelta dei Comuni d’unirsi contro l’imperatore?

L’aspetto più interessante è che fu in anticipo sui tempi, ma non ebbe alcun effetto negli anni immediatamente successivi. È giusto parlare di un episodio, forse troppo in anticipo sui tempi: i Comuni non erano assolutamente pronti a superare le reciproche divergenze e si vedevano, sostanzialmente, come avversari.

Sono passati più di otto secoli da Legnano: in che modo può avere ancora un senso studiare la battaglia e gli avvenimenti a corollario?

Riflettere sul passato, evitando tentazioni folkloriche, aiuta a capire come certi meccanismi possano ripetersi nei secoli. Basti pensare a questa recrudescenza dei nazionalismi. Quindi ritengo importante educare alla riflessione storica e all’analisi di determinati avvenimenti. Agendo così si acquisiscono strumenti preziosi per leggere il presente.

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