Cultura

Insegnante, scrittore e wrestler: le tre vite in una di Stefano Tevini

Enrico Danesi
Nuovo romanzo per il bresciano, alla nona pubblicazione e fresco vincitore della corona di categoria a San Marino
Stefano Tevini - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Stefano Tevini - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
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È un vulcano attivo, Stefano Tevini. Classe 1981, bresciano di città con una laurea in Filosofia nel cassetto, lavora come insegnante di sostegno dopo aver fatto l’impiegato, il bibliotecario e il copy-writer; scrittore, collaboratore di riviste (Duels, Nocturno) ed emittenti (Radio Onda d’Urto), è al contempo – con lo pseudonimo Onorevole Beniamino Malacarne – un wrestler da quasi 200 incontri nel circuito indipendente, capace nelle scorse settimane di conquistare il titolo assoluto di categoria a San Marino.

Recente è pure la pubblicazione del suo nono libro (sei romanzi, una raccolta di racconti, un saggio, una graphic novel), ovvero il romanzo «Manuale diffuso del guerrigliero psichico» (Intermundia, pp. 228, euro 15,90), capitolo iniziale di una trilogia tra il distopico e il fantascientifico, che poi è il contesto in cui Tevini si colloca fin dall’esordio «solista» («Vampiro tossico», del 2013), seguito all’esperienza collettiva di Anonima Scrittori, il progetto cresciuto attorno al «fasciocomunista» (e premio Strega) Antonio Pennacchi.

Il «Manuale diffuso del guerrigliero psichico», presentato al Salone del libro di Torino, è una storia stratificata, incentrata su una comunità con superpoteri, i «portatori di diapason», frutto di una modificazione genetica in costante aumento nella società, che però li considera una minaccia da eliminare. Ragione per cui i «diversi» fanno fronte comune per disporsi al contrattacco.

Tevini, il suo scritto è – dichiaratamente – conseguenza dello studio di «The Turner diaries» di William Luther Pierce III, il testo di riferimento dei suprematisti bianchi americani che lei ha approfondito per scrivere il saggio «White power». In che modo dai Turner diaries si arriva al suo Manuale?

Nella finalità e nella struttura, «The Turner diaries» utilizza il potere della fiction per portare avanti un discorso politico. Lo stesso fa il mio manuale, sia pure con idee agli antipodi del suprematismo bianco. L’idea alla base è fare rete, connettersi su un livello immateriale che permetta al movimento di perdurare, sopravvivendo alle avversità di un potere politico che riduce il dissenso al silenzio, disperdendone le idee nel rumore o, nel peggiore dei casi, mettendolo a tacere con la forza. Dai Diaries ho quindi mutuato la struttura del manuale operativo incorporato nel romanzo, rovesciandone tuttavia la valenza.

Pubblicherà una saga...

Così pare. Ho pubblicato l’embrione del Manuale su Metatron, rivista diretta da Claudio Kulesko, il quale cura anche una collana di fantastico per D Editore, appunto Intermundia. Il progetto è piaciuto all’editore Emanuele Pilia e quindi una serie di incastri fortuiti, un pizzico di talento e la lungimiranza non comune di chi dirige trasformeranno un racconto in saga, dimensione che per me rappresenta una novità.

Le costanti della sua scrittura sono la fantasia al servizio di universi distopici e la presenza di eroi mai convenzionali (super, anti, solitari o in gruppo che siano). Quale missione le assegna?

A livello diegetico (interno alla narrazione, ndr), ogni protagonista ha la sua missione. E c’entra sempre la sopravvivenza, spesso a seguito di una mutazione: tutto molto darwiniano, insomma. In generale, attraverso i miei personaggi porto avanti la mia visione filosofica e politica, perché se a qualche livello la letteratura non ha una chiave politica, francamente non mi interessa.

Scrittura e lettura come antidoto all’ignoranza e all’indifferenza possono funzionare anche in un mondo che non è più analogico?

Sempre e comunque: un altro mondo è possibile se sapremo immaginarlo, raccontarlo e avremo gli strumenti cognitivi per realizzarlo.

Come convivono quotidianamente l’insegnante, lo scrittore e il wrestler?

Sul versante pratico è una vita intensa, come direbbe Tonino Carotone. La verità è che mi sono sempre annoiato facilmente e ho bisogno di tenere la mente impegnata. Dal punto di vista filosofico l’insegnante, lo scrittore e il wrestler sono tutte figure che utilizzano la narrazione, nella dimensione progettuale come in quella performativa: si tratta sempre di costruire una storia e raccontarla a un pubblico. La narrazione è il tessuto immateriale che tiene insieme la realtà; tutti la usiamo ogni giorno, ma per alcune figure è fondamentale affinarne l’arte. Appunto figure come l’insegnante, lo scrittore e il wrestler.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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