I cento anni della Marcia su Roma: anche Brescia fu sottoposta ad un attacco militare

Fu Augusto Turati ad impartire le disposizioni a «coorti» distribuite nei punti nevralgici della provincia e la mobilitazione durò quattro giorni
Benito Mussolini, dopo la Marcia su Roma, con (da sinistra) Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi
Benito Mussolini, dopo la Marcia su Roma, con (da sinistra) Emilio De Bono, Italo Balbo e Cesare Maria De Vecchi

«O ci daranno il Governo o ce lo piglieremo noi calando su Roma»: con queste parole Benito Mussolini il 25 ottobre 1922 preannunaciava i fatti del 28, quando alle minacce retoriche seguirono i fatti. Da diverse parti del Paese, decine di migliaia di squadristi fascisti, occuparono con la violenza gli edifici pubblici e si diressero verso la capitale, in quella che passò alla storia come la Marcia su Roma, di cui oggi ricorre il centenario. Una data che segnò la nascita del regime fascista, che cambiò la storia del Novecento in modo irriversersibile.

Storia

A lungo la marcia su Roma è stata considerata un bluff e non piuttosto un avvenimento a forte impatto politico. Le aggressioni squadristiche, le violenze esercitate, le intimidazioni contro gli avversari a lungo sono state sottovalutate, sino al paradosso che la loro portata e il significato che hanno assunto, disvelando il volto antidemocratico e la natura antiliberale del fascismo, sono state inserite in chiave propagandistica nel calendario del regime, come forme di eroismo, come meritorio esempio di lotta ai socialcomunisti e ai popolari sturziani. In realtà la marcia su Roma ha di fatto costituito l’inizio della dittatura, il momento della frattura con la continuità dello Stato, come ormai persuasivamente sostenuto dagli studiosi che si sono impegnati in una ricostruzione suffragata da probanti supporti documentari, non ultimo il bresciano Mimmo Franzinelli.

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