Gli scrittori dimenticati del nostro ’900

Troppo spesso gli scrittori che hanno preferito esprimersi con parole chiare e dirette, usando uno stile semplice, sono stati giudicati, da una certa critica, autori piatti e banali, solo narratori dei sentimenti, espressione di una «letteratura consolatoria». Come se l'unica scrittura valida fosse quella che stravolge la lingua, che mescola i gerghi e diventa gioco linguistico irrisolto. È un malinteso letterario, un falso mito che, a partire dagli anatemi lanciati dal «Gruppo 63», ha favorito l'oblio di numerosi scrittori del nostro Novecento, che invece questa dannazione non avrebbero meritato. Lo scrive Filippo Maria Battaglia nel suo I sommersi e i dannati , un saggio che raccoglie i profili di vari scrittori italiani degli ultimi decenni in vario modo dimenticati (Edizioni Otto/Novecento, 12 euro). Gli autori presentati da Battaglia, giovane giornalista letterario, hanno caratteristiche diverse. Alcuni, pur essendo le loro opere assenti dalle librerie, hanno un posto consolidato nella storia della nostra narrativa: come Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Carlo Cassola. Per altri, che pure avevano destato l'attenzione della critica, è calato del tutto il velo dell'oblio: così è accaduto per Federigo Tozzi, Grazia Deledda (Nobel nel 1926), Ada Negri (penalizzata tra l'altro dall'ammirazione di Mussolini). Tra gli scrittori dimenticati, anche Giovanni Papini, Marino Moretti, Giovanni Arpino e altri.

Alberto Ottaviano 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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