Prima, l’abbraccio mortale dell’acqua durante l’alluvione del novembre 1966; poi, il mistero della scomparsa del microfilm realizzato in precedenza. Quasi una maledizione, quella che si era accanita sull’opera di Soffredi del Grazia, notaio pistoiese del XIII secolo, autore del volgarizzamento dei celeberrimi trattati di Albertano da Brescia. Opere che furono all’epoca veri e propri best seller, e che in anni recenti hanno ispirato in chi scrive una serie di romanzi gialli. L’ultimo in ordine di tempo – “Il giudice Albertano e il caso del serpente stravagante”, ambientato nella Valcamonica medievale, verrà presentato giovedì 23 luglio alle 19.30 a Botticino alla Festa della Valverde.
Cattiva sorte
Tornando al Medioevo, Soffredi si era dedicato alla traduzione degli scritti di Albertano dal latino alla nascente lingua italiana nel 1275, mentre si trovava in Francia. Del suo volgarizzamento è sopravvissuta oggi una sola versione coeva: un codice custodito nella Biblioteca Forteguerriana di Pistoia che riporta il testo copiato da un altro notaio attivo nella città toscana, Lanfranco di Jacopo del Bene. È appunto questo prezioso codice ad essere stato, nei decenni scorsi, bersagliato dalla cattiva sorte.
Danneggiato in modo grave in conseguenza dell’alluvione, con lo svanimento, totale e parziale, dell’inchiostro con cui era stato compilato, aveva subito poi la beffa della sparizione del microfilm delle sue pagine che era stato commissionato prima del drammatico evento. Un disgraziato concatenarsi di situazioni, insomma, a rendere di fatto impossibile un’analisi approfondita e filologicamente corretta di un testo considerato dagli esperti di fondamentale importanza per la ricostruzione delle fasi di formazione della lingua letteraria del nostro Paese.
Il ritrovamento
Ecco invece, qualche tempo fa, la bella notizia, ossia il ritrovamento, per merito degli studiosi Giovanna Frosini e Simone Pregnolato, del microfilm che si credeva oramai perduto per sempre. La circostanza ha permesso a Pregnolato, ricercatore e docente di Storia della lingua italiana dell’Università Cattolica, di dare alle stampe adesso un volume che – osserva Wolfgang Schweickard nella prefazione – “non è soltanto una trascrizione magistralmente accurata, ma un’opera che fornisce anche lucide informazioni sia sul quadro storico-culturale e bio-bibliografico, sia sulle vicende della tradizione del testo e sul suo particolare contesto storico-linguistico”.

Il libro – «Albertano pistoiese. Volgarizzamento dei Trattati morali» –, edito dall’Accademia della Crusca nella prestigiosa collana “Scrittori italiani e testi antichi”, si avvale di un contributo di Stefano Zamponi e contiene in appendice la riproduzione completa del microfilm recuperato.
Il codice conservato nella Biblioteca Forteguerriana, e ora edito, riporta per intero due dei tre trattati albertaniani, l’«Ars loquendi et tacendi» e il «Liber consolationis et consilii», mentre del «De amore et dilectione Dei et proximi» ci sono giunte purtroppo solo le pagine iniziali. Il volgarizzamento di Soffredi del Grazia, avvenuto a brevissima distanza dalla composizione dei trattati originali, costituisce una prova evidente della popolarità di Albertano tra i contemporanei e dell’immediato successo delle sue opere: il giudice bresciano fu senza dubbio, diremmo oggi, un autore di best seller, o meglio di long seller, visto che la diffusione dei suoi scritti continuò nei secoli successivi, come testimoniano le traduzioni anche in numerose altre lingue; senza dimenticare l’influsso diretto esercitato su grandi letterati del Due e del Trecento, da Brunetto Latini a Geoffrey Chaucer.
Una nuova società
La sua fortuna si deve soprattutto alla capacità di interpretare la stagione in cui viveva indicando insieme, con straordinaria lungimiranza, prospettive future. Egli sapeva parlare alla classe dirigente dell’età comunale e alla borghesia che muoveva i primi passi suggerendo a entrambe l’idea di una società in grado di coniugare etica ed economia, in nome di un progresso pacifico, diffuso e condiviso. Un’idea rivoluzionaria che fa di Albertano una figura di spicco della cultura medievale europea, il cui messaggio, oggi più che mai, merita di essere conosciuto e meditato.



