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Severino: prima della filosofia, un 16enne che scriveva pezzi per oboe

Marco Bizzarini
In «prima» venerdì 23 gennaio al Teatro Grande le opere composte per omaggiare il futuro suocero Francesco Mascialino, docente all’Arnaldo e oboista
Il bresciano Emanuele Severino
Il bresciano Emanuele Severino
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Dall’armonia delle sfere di Paul Hindemith alle carte segrete di un giovane Emanuele Severino. Prima che il filosofo dell’“eternità di ogni essente” sfidasse il pensiero occidentale c’era un sedicenne che scriveva “canti antichi” per l’oboe del futuro suocero. Un nesso intimo di affetti e manoscritti musicali lega Severino alla sua città.

L’appuntamento al Ridotto del Grande in programma alle 20 di venerdì 23 gennaio presenta composizioni che sembravano destinate all’oblio. Di scena Massimiliano Salmi all’oboe e Ruggero Ruocco al pianoforte; introduce il musicologo Augusto Mazzoni. Il biglietto costa 18 euro (intero) con riduzioni per under30 e over65. La biglietteria è aperta dalle 13.30 alle 19, e venerdì dalle 13.30 fino all’inizio del concerto. Al relatore abbiamo chiesto qualche anticipazione sulla serata.

Augusto Mazzoni, come è nato questo progetto?

Ormai da alcuni anni ci occupiamo della musica di Emanuele Severino. Un primo concerto, sempre affidato al pianista Ruggero Ruocco, ebbe luogo al Mo.Ca. di Brescia nel 2021. Si trattava di un’iniziativa dedicata a composizioni per pianoforte di celebri pensatori-musicisti quali Herbart, Nietzsche e Adorno. Il pezzo del filosofo bresciano, “Pensieri delle Parche”, era già stato eseguito in precedenza.

Dopo aver portato il concerto a Riva del Garda e Verona, siamo stati contattati telefonicamente da Massimo Donà e dalla figlia di Severino, Anna. Abbiamo così saputo che un faldone seminascosto tra le carte del filosofo conteneva diverse sue composizioni manoscritte, finora rimaste ignote.

A che epoca risalgono?

Agli anni compresi tra il 1945 e il 1948. All’epoca l’autore era appena sedicenne o poco più. Abbiamo presentato queste pagine pianistiche al Ridotto del Grande nel 2023 e poi al Circolo Filologico di Milano.

Quest’anno, però, ascolteremo per la prima volta una serie di pezzi per oboe: come si spiega l’attenzione del giovanissimo filosofo per questo strumento?

Severino sarebbe diventato il genero del professor Francesco Mascialino, per molti anni docente di lettere italiane e latine al Liceo Arnaldo. Mascialino si era anche diplomato in oboe e fagotto, tanto che non pochi strumentisti concittadini avrebbero iniziato gli studi musicali sotto la sua guida. Tutto questo spiega perché Severino scrisse due pezzi per oboe ispirati a Orazio: un evidente omaggio al futuro suocero, attivo nel contempo come latinista e come musicista.

Anche il compositore tedesco Paul Hindemith, cui è dedicato il resto del programma, si colloca in una particolare intersezione tra musica e filosofia.

Certamente. È un teorico di grande interesse e nei suoi scritti cita spesso opere filosofiche. Molte sue composizioni musicali sono di carattere speculativo. Ricorderò il “Ludus tonalis” per pianoforte, ma anche “Die Harmonie der Welt” (L’armonia del mondo), nella duplice forma di sinfonia e di opera teatrale con protagonista Keplero. Peccato che Hindemith sia oggi un autore così poco eseguito. Nella nostra serata verrà proposta la Sonata per oboe e pianoforte composta nel 1938.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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